About...

Questo blog nasce all’interno del nostro percorso in Psicologia del benessere, una nuova aria che si respira tra i corridoi della Facoltà.

L’idea è far scoprire alle persone le potenzialità che hanno per poter affrontare al meglio le sfide di ogni giorno.

Abbiamo deciso di avventurarci nel mondo dell’empowerment familiare, perché, attraverso le nostre esperienze abbiamo avuto modo di toccare con mano quanto sia importante la famiglia come fonte di supporto e come fattore protettivo, ma anche come questa, in alcune situazioni particolari della vita, possa aver bisogno di un aiuto!

Curiosi di saperne di più? vi aspettiamo qui!! :)

Alice & Maura

venerdì 8 aprile 2016

Mamme lavoratrici: supereroi del quotidiano...ma come? Tutta questione di empowerment!

Mamme al lavoro senza stress: un mo(n)do possibile 


Pensa a quello che puoi fare con quello che hai. 
(Hernest Hemigway) 


Quando si pensa alle mamme, spesso si dice: "Come fa a fare tutto?"
Questa domanda diventa importantissima soprattutto quando ci si rivolge a una mamma lavoratrice. Perchè se essere mamma è una sfida, lavorare ed essere mamma è una sfida ancora più grande!

E come ogni lavoratore anche le mamme (di mamme vi abbiamo parlato anche quisono categorie a rischio stress e burnout.

Ma che cosa è il burnout?

Con burnout ci si riferisce a una condizione di malessere lavorativo che ha ripercussioni sulla salute dei lavoratori e il loro avanzamento di carriera e che impatta anche sulla produttività organizzativa e fa riferimento all’esposizione continua a una fonte di stress considerata incontrollabile. 

Questa condizione di malessere si manifesta con un sentimento generale di debolezza, propensione alla malattia, suscettibilità emotiva ed esaurimento delle forze fisiche. Tipicamente le persone affette da burnout riportano sensazioni di svuotamento delle forze al punto da pensare di non avere più nulla da offrire, atteggiamenti negativi, distacco, cinismo e ostilità sopratutto nei confronti dei colleghi; completano questi sentimenti negativi la percezione di inadeguatezza al professione, bassa autostima e attenuazione del desiderio di successo. A conferma di ciò in italiano il termine può essere tradotto con le espressioni: esaurito, bruciato e scoppiato. 

Si è visto come le mamme lavoratrici siano una popolazione a rischio di burnout dal momento che tipicamente si trovano a dover rispondere a un carico di richieste di tempo e di energia che altre categorie di lavoratori, a casa non sostengono. 

È quindi essenziale, per prevenire questo fenomeno oltre a ciò che la normativa italiana già prevede, avere dei piccoli accorgimenti nei confronti delle mamme. Come inserirle in un contesto sociale e lavorativo in grado di supportarle: questo può essere tradotto in supporto da parte dei capi, in un aiuto da parte dei familiari nella gestione dei figli e degli impegni domestici. Questi sono piccoli accorgimenti che permettono di favorire le opportunità di sviluppo professionale ma soprattutto un senso di appagamento nelle mamme lavoratrici che in questo modo saranno in grado di mettere in gioco nuove risorse e prevenire il burnout. Ci si può “vaccinare” dal burnout con un lavoro di empowerment sulle risorse personali e sociali che circondano le mamme, infatti, più risorse si hanno, meno possibilità si ha di esaurirle! 

Vi sentite a un passo dal burnout? Armatevi di carta e penna e fate un elenco delle vostre risorse personali, sociali, lavorative ed economiche: ecco un primo passo per la prevenzione!


Alice & Maura 


 Fonti
Robinson L.D. et al, (2016),"Burnout and the work-family interface", Career Development International, Vol. 21 Iss 1 pp. 31 - 44

sabato 2 aprile 2016

L'Empowerment familiare e l'autismo con #sfidAutismo: 10 cose che ogni bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi

Primo passo per sconfiggere? Eliminare il pregiudizio!



Lei ha dimestichezza con la parola "autismo"?



Con questa provocazione oggi ci fermiamo a riflettere sulla Giornata di sensibilizzazione per l'autismo. Vi abbiamo raccontato la storia di Franco e Andrea oggi vi raccontiamo di Ellen e di come la sua vita è cambiata quando si è sentita chiedere: "lei ha dimestichezza con la parola autismo"?

Ellen Notbhom è una mamma che racconta con la voce di suo figlio 10 Cose che un bambino autistico vorrebbe che tu sapessi, un articolo e poi un libro con un successo strepitoso che l'autrice commenta così: 

Decisi che il motivo del suo successo era che parlava con la voce di un bambino: una voce che generalmente non viene ascoltata in mezzo al frastuono sempre più caotico di chi parla di autismo. 

La sfida di Ellen è, infatti, combattere i pregiudizi che si formano intorno all'autismo, spesso fomentati dalle parole che si usano per definire questa condizione, tuttavia proprio le parole che usiamo quotidianamente impediscono lo sviluppo di una prospettiva sana nei confronti dell'autismo di un bambino.

Lo sappiamo bene quanto i pregiudizi influenzino il nostro modo di pensare e di conseguenza di guardare il mondo e di comportarci. Forse è il caso di iniziare a superarli, soprattutto quando nascono intorno a etichette.

Una persona non è mai la sua diagnosi.

MAI.

C'è sempre altro e val la pena di cercarlo.

Il primo passo di Ellen verso una prospettiva sana e senza stereotipi è il suo "decalogo"che ogni adulto e ogni figura educativa dovrebbe tenere bene a mente SEMPRE
  1. Io sono un bambino 
  2. I miei sensi non si sincronizzano
  3. Distingui fra ciò che non voglio fare e ciò che non posso fare
  4. Interpreto il linguaggio letteralmente
  5. Fai attenzione ai modi in cui cerco di comunicare 
  6. Fammi vedere! Io ho un pensiero visivo
  7. Concentrati su ciò che posso fare e non su ciò che non posso fare
  8. Aiutami nelle situazioni sociali
  9. Identifica che cosa innesca le mie crisi 
  10. AMAMI INCONDIZIONATAMENTE 
e il vostro primo passo?

Alice & Maura

Altri spunti di riflessione sul tema:
L'empowerment familiare e l'autismo


Fonti 
Notbhom E., 10 cose che ogni bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi