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Questo blog nasce all’interno del nostro percorso in Psicologia del benessere, una nuova aria che si respira tra i corridoi della Facoltà.

L’idea è far scoprire alle persone le potenzialità che hanno per poter affrontare al meglio le sfide di ogni giorno.

Abbiamo deciso di avventurarci nel mondo dell’empowerment familiare, perché, attraverso le nostre esperienze abbiamo avuto modo di toccare con mano quanto sia importante la famiglia come fonte di supporto e come fattore protettivo, ma anche come questa, in alcune situazioni particolari della vita, possa aver bisogno di un aiuto!

Curiosi di saperne di più? vi aspettiamo qui!! :)

Alice & Maura

lunedì 8 febbraio 2016

Essere o non essere? Resistere o essere resilienti?

Resilienza? La capacità che un corpo ha di sopportare gli urti... ma anche...




“Ma da queste profonde
 ferite usciranno
 farfalle libere”
Alda Merini


Charles Cyrulnik, psichiatra, neurologo ed etologo rumeno, naturalizzato francese, sviluppa il concetto di resilienza: la capacità di trasformare un evento critico, doloroso, traumatico e destabilizzante in una occasione di apprendimento e di crescita; in modo da permettere una riorganizzazione positiva della vita. 
La resilienza si collega, quindi, con la capacità di risollevarsi e riuscire a realizzarsi dopo un trauma, inventando un progetto che possa allontanare il ricordo del proprio passato e che possa trasformare il dolore di quel momento in un ricordo glorioso o divertente. Per far questo le persone mettono in atto meccanismi di difesa come: il rifiuto, l’isolamento del ricordo, la fuga proiettata in avanti, l’intellettualizzazione e soprattutto la creatività.
L’idea di base delle resilienza non è cancellare i propri problemi, ma dar loro una nuova vita, più sopportabile e magari più bella e sensata. La resilienza dona voce ai fattori protettivi che tutelano la salute mentale dei soggetti esposti a traumi molto forti, permettendo all’individuo di fronteggiare in modo efficace lo stress a cui è sottoposto. Una buona resilienza pone le sue radici in esperienze relazionali, esperienze sociali, esperienze educative che hanno permesso di far sperimentare in chi le vive la certezza che in caso di necessità c’è sempre qualcuno, da qualche parte, che può aiutarlo.
In particolare la ricerca scientifica mostra che quando nella storia dei soggetti resilienti si rintraccia l’esperienza di una famiglia coesa, flessibile, calda, affettiva e supportiva tendono a comparire con meno frequenza sindromi traumatiche. Non stiamo parlando di una famiglia modello “Mulino Bianco”, ma di famiglie in cui le difficoltà e i problemi vengono riconosciuti come parte della propria normalità e affrontati. Ecco qui, ancora una volta, l’idea di dare alla famiglia la possibilità di vedersi come risorsa anche nell’accostarsi alle difficoltà quotidiane in ottica di empowerment.

“Tutti sono chiamati a partecipare al processo di resilienza. Un condominio dovrà preoccuparsi dell’assenza dell’anziana vicina, il giovane sportivo dovrà far giocare i bambini del quartiere, la cantante dovrà formare un coro, l’attore dovrà mettere in scena un problema di attualità e il filosofo dovrà partorire un concetto e condividerlo. Soltanto allora potremmo considerare che ogni personalità percorre, nel corso della vita, la propria strada, che è unica.
Questo nuovo atteggiamento davanti alle dure prove dell’esistenza invita a considerare il trauma come una sfida.
Possiamo forse non accettarla?”
B. Cyrulnik

Vi sembra assurdo?! Mi sono dimenticata un dettaglio essenziale: Cyrulnk è figlio di deportati ad Auschwitz e fuggì da un treno diretto al campo di concentramento di Drancy...

Che la resilienza sia con voi!

Alice

Fonti
Cyrulnik, I brutti anatroccoli - Le paure che ci aiutano a crescere, 1994
Sbattella, Manuale di psicologia dell’emergenza, 2009
Walsh, La resilienza familiare,2008

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