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Questo blog nasce all’interno del nostro percorso in Psicologia del benessere, una nuova aria che si respira tra i corridoi della Facoltà.

L’idea è far scoprire alle persone le potenzialità che hanno per poter affrontare al meglio le sfide di ogni giorno.

Abbiamo deciso di avventurarci nel mondo dell’empowerment familiare, perché, attraverso le nostre esperienze abbiamo avuto modo di toccare con mano quanto sia importante la famiglia come fonte di supporto e come fattore protettivo, ma anche come questa, in alcune situazioni particolari della vita, possa aver bisogno di un aiuto!

Curiosi di saperne di più? vi aspettiamo qui!! :)

Alice & Maura

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venerdì 25 marzo 2016

Cinema e dintorni: Zootropolis, resilienza e voglia di farcela!

Zootropolis, a scuola di "Non mi arrendo"!


“Zootropolis è il luogo dove i nostri antenati hanno scelto di vivere in pace e dove ognuno può essere ciò che vuole.”

Zootropolis è il nuovo successo targato Disney diretto da Byron Howard e Rich Moore, nelle sale cinematografiche da circa un mese, che vi proponiamo oggi a Cinema e dintorni.
Il cartone racconta le vicende di Judy, una coniglietta di provincia che vuole diventare agente di polizia. Il suo sogno può realizzarsi a Zootropolis la città in cui ognuno può essere ciò che vuole e i mammiferi vivono in sintonia tra loro. Tuttavia non è facile essere una coniglietta poliziotto, circondata da prestanti mammiferi giganteschi e dimostrare a sé e agli altri di essere all’altezza del compito e della divisa.

“I won’t give up, no I won’t give in
Till I reach the end
And then I’ll start again
Though I’m on the lead
I wanna try everything
I wanna try even though I could fail
I won’t give up, no I won’t give in
Till I reach the end
And then I’ll start again
No I won’t leave
I wanna try everything
I wanna try even though I could fail”


Judy riesce a distinguersi durante l’addestramento e con orgoglio a essere ammessa alla caserma della centrale. È qui che inizierà la sua vera sfida: dimostrare a tutti i grandi e possenti animali che la circondano che anche lei può farcela... perchè a Zootropolis ognuno può essere ciò che vuole.

La trama e la canzone dovrebbero riportarvi un concetto molto caro al nostro blog: la resilienza. Judy è una coniglietta coraggiosa e resiliente... oltre che impegnata nella lotta contro il bullismo. Si impegna a fondo e davanti alle situazioni più difficili o alle sconfitte personali mette in atto strategie di rivalutazione positiva di ciò che le è accuduto, cercando un modo per migliorare sempre. Si concentra tanto sul presente, quanto sul futuro e prova a rileggere in modo positivo la sua vita. Diventando così anche modello di cambiamento per altri un po' "più scoraggiati".

Prendiamo esempio da Judy sopratutto in questi giorni di difficoltà per il mondo.

A me è sembrato che questo film porti con sè un messaggio di speranza da condividere a gran voce: una città gigantesca in cui tante specie animali diverse, prede e predatori, erbivori e carnivori, vivono in sintonia, dando la possibilità a tutti di realizzare i propri sogni... ed essere felici! Tiriamoci su le maniche e diamo vita a questa città anche al di fuori del mondo cinematografico.

“Hai ragione solo su una cosa: io non mollo mai!”

Buona visione!

Alice

lunedì 21 marzo 2016

Cinema e dintorni: How do you see me? La sindrome di Down

"Perché il problema resta quello di sempre, l'indifferenza è un muro trasparente" 
Nek, Credere Amare Resistere




Ecco online la nuova campagna di comunicazione dell’associazione CoorDown Onlus, pensata in onore della giornata mondiale sulla sindrome di Down.#howdoyouseeme, ve la riproponiamo oggi per la nostra rubrica Cinema e dintorni.
Le due protagoniste al femminile nel video sono rispettivamente Olivia Wilde e AnnaRose, ragazza con la Sindrome di Down.

Nel video la vita di AnnaRose è interpretata da Olivia Wilde; Una giovane donna dallo sguardo fiero, profondo, si guarda allo specchio e racconta come si vede: "This is how I see myself", "As a person you can rely on", le emozioni, i sentimenti, i traguardi raggiunti.
L'obiettivo è quello di promuovere una riflessione su come le persone affette da Sindrome di Down vedono se stesse, in confronto a come queste sono viste dagli altri, essendo spesso vittime di discriminazioni basate su preconcetti e stereotipi. 

I pregiudizi e gli stereotipi, accompagnano da sempre, l'esistenza umana. In particolare il pregiudizio, viene definito in letteratura, come un giudizio precedente all’esperienza o in assenza di
dati sufficienti. Identifica inoltre, quella tendenza dell'uomo, a considerare in modo ingiustificatamente sfavorevole o favorevole un determinato gruppo sociale e i suoi componenti.
Questo si crea in maniera dinamica nei bambini e negli adulti, nel momento in cui si cerca in autonomia di capire e valutare il mondo sociale a partire dalle proprie risorse cognitive.
Accanto al pregiudizio, troviamo il concetto di discriminazione, che viene definito invece come l'insieme di comportamenti positivi o negativi diretti a individui sulla base della loro appartenenza a un determinato gruppo sociale, o, come ci presenta AnnaRose in questo filmato, in base alla loro disabilità.
Insieme a questi concetti, possiamo definire gli stereotipi sociali. Questi hanno origine da un processo di categorizzazione sociale, cioè nell'attribuzione di alcuni tratti in comune a tutti gli individui che sono membri di un gruppo e nell’attribuire ai membri stessi, alcune differenze rispetto a membri di altri gruppi. Gli stereotipi sociali, introducono la semplicità e l’ordine, là dove sono presenti complessità e variabilità.
L'uomo, è quindi portato a compiere delle categorizzazioni sociali, per semplificare la quantità innumerevole di informazioni che gli arrivano dall'esterno.
Spesso davanti al "non noto", vengono messi in atto dei comportamenti di difesa, che portano a mettere in campo stereotipi e pregiudizi inefficaci e negativi, e purtroppo questo accade molto frequentemente quando si incontra la disabilità.
E' il processo di pensiero che viene guidato dal sistema intuitivo, veloce, spesso non conscia.
Da qui l'importanza di conoscere questo modo che ognuno di noi ha di categorizzare le cose e le persone, per contrastarlo quando fallisce, e quando ci porta a compiere delle considerazioni poco funzionali o poco etiche.

Questo è quello che ci insegna questa campagna, anche se tutti vedono in AnnaRose, una ragazza affetta dalla sindrome di Down, AnnaRose non è la sindrome di Down, ma è una figlia, una sorella e molte altre cose.
"Come mi vedi?", potrebbe anche fare da sfondo a molte conversazioni con amiche, con adolescenti, e con ragazzi e ragazze che incontriamo ogni giorno, ma anche a molte conversazioni fatte allo specchio, con noi stessi.


La campagna ‘How Do You See Me?’ è stata realizzata insieme a DSi – Down Syndrome International e con il contributo di Down Syndrome Australia, Down’s Syndrome Association (UK), Fondation Lejeune e Les Amis d’Eléonore (Francia).


Alice& Maura

Fonti:
Brown Rupert, Psicologia del pregiudizio, 2013

giovedì 25 febbraio 2016

ACBS contro il bullismo scolastico. Quando a parlare sono l'autoefficacia e la resilienza

E' facile fare il bullo, quelli veramente forti aiutano gli altri 

Oggi ci occupiamo di bullismo, questa nuova piaga sociale, che "vuole definire" ruoli e poli opposti tra bulli e vittime (Ma siamo sicuri sia cosi?). Si, perchè generalmente, quando si riflette sul bullismo, vengono evidenziate le relazioni tra bullo e vittima, sottovalutando le dinamiche interne al gruppo, alla famiglia, alla cultura di appartenenza, che fanno da sfondo all'incontro tra più persone.

Del bullismo se ne parla… e questo è positivo, perché non si può combattere qualcosa che non si conosce, ma ciò che serve è anche agire e soprattutto prevenire, ma… come fare?
Il bullismo viene definito come un fenomeno rivelatore, una sorta di spia, dei modi di essere di un'intera società, di ciò che vivendo in gruppo "non funziona".
Spesso le famiglie, pur riconoscendo il problema, non sanno a chi rivolgersi, come comportarsi con i propri figli, cosa fare per proteggerli o per far cambiare loro modo di comportarsi. I genitori si trovano impotenti di fronte a questo fenomeno, e spesso, giustamente, spaventati.


Il termine deriva da una traduzione del termine inglese Bullying, che caratterizza comportamenti di prepotenza tra bambini e/o adolescenti.


"Il bullismo, è un fenomeno a molteplici livelli di complessità, relativi al tipo di comportamento aggressivo individuale, ai processi di pensiero, emotivi e motivazionali che sospingono il prepotente a mettere in atto un'azione riconosciuta come moralmente sbagliata e ai fattori di gruppo che concorrono al verificarsi di episodi di bullismo." (Caravita)

Abbiamo provato a chiedere aiuto ai ragazzi di "ACBS contro il bullismo", associazione che si occupa di questo tema, fondata da Vincenzo Vetere
Quest’associazione, andando per le scuole, e parlando con bambini, adolescenti, genitori e insegnanti, aiuta ad aumentare la consapevolezza e responsabilizzare le persone nei confronti del bullismo, cercando di aiutare bulli e vittime.
Sappiamo però che questi ruoli non sono giocati isolatamente, ma che si dispiegano in una rete di relazioni, e le più vicine e strette, sono quelle con i famigliari.
Abbiamo chiesto a ACBS quali sono, secondo loro, i consigli da dare ai genitori per prevenire questo fenomeno e come la famiglia possa aiutare vittime e bulli, ad uscire da questo tunnel.

“Secondo noi...
Alla base delle relazioni solide e significative come quella tra genitori e figli vi è la fiducia. La fiducia, qualora si dovessero verificare episodi di bullismo gioca un ruolo fondamentale, è ciò che spinge solitamente il ragazzo a parlare, a prendere coraggio per raccontare tutto quello che subisce. Il primo consiglio è quindi questo: costruite con i vostri figli un rapporto vero e solido di fiducia basato sul dialogo. 
La prevenzione degli atti di bullismo può essere fatta su diversi fronti e da diversi soggetti, ai genitori spetta sicuramente l'impartizione di una buona educazione, educare al rispetto dell'altro, al rispetto del diverso che spesso, soprattutto quando si è piccoli, ci spaventa e ci fa prendere le distanze. Riteniamo che per prevenire sia la messa in atto di condotte negative, il bullismo, sia il subire bullismo possa essere utile utilizzare con i propri figli uno stile educativo autorevole e mai autoritario. Potenziare l'autostima dei propri figli risulta essere un fattore preventivo e protettivo sia per le potenziali vittime che per i potenziali bulli, per i bulli che riuscirebbero a gestire meglio la propria rabbia e per le vittime che riuscirebbero ad accettarsi e ad apprezzarsi per quello che sono senza dare troppo peso alle influenze negative esterne. Ai genitori spetta il compito di insegnare ai propri figli ad essere resilienti, a "resistere agli urti" che si possono incontrare sul cammino della vita. 

Alcuni consigli molto pratici che ci sentiamo di poter dare sono questi: 
- non minimizzare mai il problema e favorire il dialogo con i propri figli
- fare attenzione al vissuto emotivo dei figli, alcuni segnali molto significativi sono l'isolamento improvviso e il calo repentino del rendimento scolastico
- rivolgersi ad esperti se la famiglia si rende conto di non farcela da sola
- non prendere posizioni estreme nei confronti del proprio figlio, bullo o vittima che sia: si condanna il comportamento scorretto e non la persona. 

Una cosa fondamentale sia per prevenire che per aiutare bulli e vittime consiste nel mantenere un dialogo costante tra la scuola e la famiglia.

Mamma, Papà...Non ditemi mai :

- il bullismo è solo una ragazzata, fa parte della crescita

- impara a difenderti da solo

- è colpa tua se ti trattano così"



ACBS Contro il Bullismo

Il Bullismo è una cosa seria, prendiamocene cura!

Maura


Fonti:
C. Serino, A. Antonacci, Psicologia sociale del Bullismo2013
G. Gini, S. Caravita, Immortalità del bullismo, 2010
http://www.acbsnoalbullismo.it/