About...

Questo blog nasce all’interno del nostro percorso in Psicologia del benessere, una nuova aria che si respira tra i corridoi della Facoltà.

L’idea è far scoprire alle persone le potenzialità che hanno per poter affrontare al meglio le sfide di ogni giorno.

Abbiamo deciso di avventurarci nel mondo dell’empowerment familiare, perché, attraverso le nostre esperienze abbiamo avuto modo di toccare con mano quanto sia importante la famiglia come fonte di supporto e come fattore protettivo, ma anche come questa, in alcune situazioni particolari della vita, possa aver bisogno di un aiuto!

Curiosi di saperne di più? vi aspettiamo qui!! :)

Alice & Maura

Visualizzazione post con etichetta cinema. Mostra tutti i post
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domenica 2 aprile 2017

Cinema e dintorni: SfidAutismo2017

Autismo...consapevoli di cosa? 

Sono autistico e vivo in un piccolo mondo tutto mio, un mondo fiorito e colorato la cui lingua è il linguaggio del cuore. 
La chiave della sua porta di accesso è l'amore. 
Amami, solo così imparerai come farti capire da me. 
(J. P. Malagatti)



Oggi per celebrare la giornata mondiale sulla consapevolezza abbiamo di offrirvi un cinema e dintorni un po' particolare: una rassegna cinematografica! Magari in questa domenica uggiosa un film da vedere in compagnia può allietare il pomeriggio e aiutarci a capire meglio di cosa si parla quando si nomina il Disturbo dello Spettro Autistico. Attenzione! L'autismo non è una malattia perchè dalle malattie si può guarire. 

Rain man - L'uomo della pioggia, (1988)


Life animated, (2016)


Molto forte, incredibilmente vicino, (2011)


Ben X, (2007)





Adam, (2009)


Fateci sapere cosa ne pensate!

A presto,

Alice&Maura



mercoledì 16 novembre 2016

Cinema e dintorni: Inside&Out

Emozioni cercasi... perchè? 



Vi abbiamo parlato di emozioni in famiglia, in particolare di emozioni negli adolescenti e di gestione dicomunicazioni particolarmente emotive... beh, a cinema e dintorni non poteva mancare una piccola riflessione sulle emozioni a partire dal celeberrimo e irresistibile InsideOut, capolavoro Pixar del 2015 che prova a raccontare come la nostra mente si emoziona.

L’idea nasce da una delle teorie base sulle emozioni che teorizza la presenza di alcune emozioni di base presenti in tutte le culture sulla terra che ogni uomo esprime nello stesso modo. Le emozioni che fanno parte di questa categoria sono per l’appunto, gioia, tristezza, paura, disgusto e rabbia. Ognuna di queste emozioni si manifesta sul nostro volto con una espressione ed è accompagnata da un ritmo cardiaco particolare insieme a diversi livelli di sudorazione della pelle. 

Ma queste sono cose che si sanno no?

Inside Out racconta un aspetto delle emozioni orientato al benessere che spesso ci dimentichiamo. Siamo abituati a classificare il mondo in buono e cattivo fino a parlare di emozioni giuste ed emozioni sbagliate... ecco forse il nostro mondo psichico non ama queste divisioni nette e soprattutto riduttive.

La psicologia positiva ci insegna ad assaporare ogni emozione ed ad inserirla in una storia più ampia che possa restituirci un senso. Le emozioni possono diventare un piccolo tesoro a cui attingere nella costruzione della nostra storia. Ogni emozione che viviamo ha qualcosa da raccontarci. Per esempio nel cartoon ci viene sottolineato come la tristezza (per un approfondimento leggete qui)  possa essere solo un piccolo pezzetto delle nostre emozioni, un modo diverso di raccontare e di conseguenza ricordare qualcosa.



Che le favole avessero una grande potere ne eravamo consapevoli...ma delle emozioni lo avreste mai immaginato?


Alice & Maura

sabato 25 giugno 2016

Fiabe ed empowerment - La coppia che non tutti si aspettano

Una fiaba al giorno per crescere ogni giorno

Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. 
I bambini sanno già che i draghi non esistono. 
Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi.


(Gilbert Keith Chesterton)



Ecco spiegato il motivo per cui Cinema e dintorni è così pieno di fiabe appartenenti all’universo cinematografico. La fiaba, infatti, è per il bambino così come per l'adulto è un luogo sicuro in cui conoscere e sperimentare emozioni molto profonde che all’interno della trama diventano eventi controllabili e gestibili. L’incanto del “C’era una volta” non nasce tanto dalla descrizione di imprese straordinarie, ma dalla capacità che la storia narrata ha di raccontare dilemmi esistenziali. Con un piccolo sforzo di memoria ricorderete che la maggior parte delle fiabe mostra una struttura di base molto simile: l’eroe si allontana da casa, intraprende un viaggio (spesso insieme a persone della sua età), supera degli ostacoli e alla fine trova un partner con cui unirsi nel fantomatico “vissero per sempre felici e contenti”

Perché? 

Le fiabe raccontano i compiti di sviluppo in una forma semplice, tramandabile e facilmente memorizzabile. 

Le fiabe raccontano che è possibile superare le difficoltà del quotidiano, ma anche l’orrido che la vita, a volte, porta con sé. 
Come se non bastasse tutto questo, le fiabe, con la loro totale non curanza delle leggi morali (uccidere nelle fiabe è considerato legale e nessuno si è mai arrabbiato con il protagonista perchè ha ucciso qualcuno) ci aiutano a identificarci nel protagonista buono e virtuoso della saga, facendoci sperimentare benessere. Confessate...chi di voi non ha desiderato almeno una volta essere Harry, Hermione o Ron nella lotta contro Voisapetechi

Perché le fiabe non sono solo per bambini!

Le fiabe piacciono anche agli adulti: basti pensare al mondo delle serie tv, al cinema o ai romanzi. Sempre più spesso la narrazione ci offre storie che rispettando questi criteri: Harry Potter, Pretty Woman, Frozen, Zootropolis, Ribelle, Twilight, le saghe Marvel, Grey's Anatomy, Once upon a time... sono solo alcuni dei tanti titoli che raccontano fiabe anche agli adulti! 

E voi a che fiaba siete affezionati?


Ma che cosa è lo storytelling?


È ed è sempre stato parte della realtà. 

Dedicarsi allo storytelling significa narrare la realtà stessa,
permettere di divenire più consapevoli del proprio agire.

 La narrazione cura le paure.
 I bambini chiedono una favola prima di andare a letto ed entrare nel buio.

(Alessandro Baricco)






Alice & Maura


Fonti

Ciceri, M,R, Mente interattiva. Linguaggi e competenze, Omega, Torino, 2004

domenica 5 giugno 2016

Cinema e dintorni: Captain America – Civil War. Giusto? Dipende!

Tu da che parte stai? 



Oggi a cinema e dintorni parliamo di supereroi e... di giusto e sbagliato, quindi di giudizio morale. Lo spunto ce lo offe il nuovo film Marvel, Captain America Civil war: nel film, infatti, per la prima volta non si scontrano solo bravi e cattivi ma anche i bravi!

Senza fare spoiler, Civil War mette chiaramente in luce che definire “giusto o sbagliato” a volte è solo questione di punti vista. Infatti il giudizio morale è legato ai valori, il cui insieme diventa la guida per il nostro comportamento. 



Il capitano Rogers e Tony Stark mettono in luce che si può classificare “giusta” un’azione che: 

· Massimizza i benefici per sé e per gli altri e che spinge quindi a mettere in atto un comportamento utile (Tony);

· È messa in atto perché segue alcuni principi che sono slegati dal contesto d’azione e che possono essere considerati più o meno immutabili (Capitano).

Ma come si arriva a questo? 

Fino a circa 10 anni i bambini identificano il bene e il male in base alle conseguenze che un’azione procura a loro stessi. In questo periodo per il bambino è più facile osservare le regole percepisce un vantaggio immediato e concreto per sé.
Con la preadolescenza e la tarda adolescenza le nozioni di giusto e sbagliato prendono in considerazione i rapporti interpersonali e i valori sociali. Per i ragazzi diventa importante vivere in conformità con le aspettative della propria cerchia sociale e ottenere l’approvazione da parte degli altri. Solo crescendo si affina la capacità di differenziare il proprio di vista da quello del gruppo, fino al raggiungimento dell’età adulta quando emergono valori basati anche su principi astratti e più etici. A questo punto si acquisisce la consapevolezza che le leggi e le regole sono relative e che possono essere validi solo se basati su principi universali e valori etici. 

Partire dallo spunto dei film per riflettere in famiglia su cosa significhi giusto per ogni componente può diventare un’occasione di scambio ma, soprattutto, con i più piccoli può diventare l’occasione per introdurre il concetto di trasgressione da estendere magari a situazioni in cui la moralità gioca un ruolo chiave come il bullismo o l’abuso di sostanze. 


Buona visione, 



Alice & Maura


Se avete ancora voglia di supereroi.. passate da qui!



Fonti

Camaioni, L., & Di Blasio, P. (2002). Psicologia dello sviluppo. Il mulino.

venerdì 25 marzo 2016

Cinema e dintorni: Zootropolis, resilienza e voglia di farcela!

Zootropolis, a scuola di "Non mi arrendo"!


“Zootropolis è il luogo dove i nostri antenati hanno scelto di vivere in pace e dove ognuno può essere ciò che vuole.”

Zootropolis è il nuovo successo targato Disney diretto da Byron Howard e Rich Moore, nelle sale cinematografiche da circa un mese, che vi proponiamo oggi a Cinema e dintorni.
Il cartone racconta le vicende di Judy, una coniglietta di provincia che vuole diventare agente di polizia. Il suo sogno può realizzarsi a Zootropolis la città in cui ognuno può essere ciò che vuole e i mammiferi vivono in sintonia tra loro. Tuttavia non è facile essere una coniglietta poliziotto, circondata da prestanti mammiferi giganteschi e dimostrare a sé e agli altri di essere all’altezza del compito e della divisa.

“I won’t give up, no I won’t give in
Till I reach the end
And then I’ll start again
Though I’m on the lead
I wanna try everything
I wanna try even though I could fail
I won’t give up, no I won’t give in
Till I reach the end
And then I’ll start again
No I won’t leave
I wanna try everything
I wanna try even though I could fail”


Judy riesce a distinguersi durante l’addestramento e con orgoglio a essere ammessa alla caserma della centrale. È qui che inizierà la sua vera sfida: dimostrare a tutti i grandi e possenti animali che la circondano che anche lei può farcela... perchè a Zootropolis ognuno può essere ciò che vuole.

La trama e la canzone dovrebbero riportarvi un concetto molto caro al nostro blog: la resilienza. Judy è una coniglietta coraggiosa e resiliente... oltre che impegnata nella lotta contro il bullismo. Si impegna a fondo e davanti alle situazioni più difficili o alle sconfitte personali mette in atto strategie di rivalutazione positiva di ciò che le è accuduto, cercando un modo per migliorare sempre. Si concentra tanto sul presente, quanto sul futuro e prova a rileggere in modo positivo la sua vita. Diventando così anche modello di cambiamento per altri un po' "più scoraggiati".

Prendiamo esempio da Judy sopratutto in questi giorni di difficoltà per il mondo.

A me è sembrato che questo film porti con sè un messaggio di speranza da condividere a gran voce: una città gigantesca in cui tante specie animali diverse, prede e predatori, erbivori e carnivori, vivono in sintonia, dando la possibilità a tutti di realizzare i propri sogni... ed essere felici! Tiriamoci su le maniche e diamo vita a questa città anche al di fuori del mondo cinematografico.

“Hai ragione solo su una cosa: io non mollo mai!”

Buona visione!

Alice

domenica 6 marzo 2016

Cinema e dintorni: Quasi amici e il caregiver formale


Il caregiver formale: chi è costui? 



Oggi a cinema e dintorni parliamo di Quasi Amici. Un film che racconta in modo semplice che cosa è un caregiver formale, cioè colui che nel linguaggio comune viene identificato come il bandante o la badante: una persona che si occupa di curare il malato con un contratto di lavoro. Questo comporta un carico emotivo, fisico ed economico verso l’assistito che si presenta, per sua natura, differente dalla relazione tra caregiver informale (tipicamente un parente) e malato. Il ruolo del caregiver formale è molto delicato, dal momento che può essere facilmente percepito come un “invasore” delle dinamiche familiari. Tuttavia servirsi di un caregiver informale può ridurre il livello del burden e di stress che la famiglia sopporta in situazioni di cura estrema, come nel caso di alcune patologie invalidanti. 



Questo è proprio ciò che avviene nel film: un giovane cerca di ottenere il sussidio di disoccupazione dopo aver scontato la pena in carcere in seguito a una rapina. Si trova così a sostenere un colloquio presso la casa di Philippe, un uomo molto ricco, ma altrettanto malato. Al colloquio Philippe resta colpito dall’atteggiamento di Driss e decide di proporgli una scommessa: lavorare per lui. 

“Philippe: Come si sente a vivere di assistenza?
Driss: Cosa?

Philippe: Non le dà fastidio campare alle spalle degli altri, non le dà qualche piccolo problema di coscienza?

Driss: A me no, e a lei?

Philippe: Ad ogni modo, pensa che sarebbe capace di lavorare? Di rispettare un contratto, degli orari, delle responsabilità?

Driss: Mi sbagliavo, ne ha di senso dell'umorismo.
Philippe: Ne ho tanto che ho pensato di prenderla in prova per un mese! Le lascio tutta la giornata per rifletterci; scommetto che non regge due settimane!”


Il film racconta come Driss e Philippe si abituino progressivamente alla rispettiva compagnia e alle difficoltà quotidiane, arrivando a stringere un rapporto di quasi amicizia che porta Driss a essere confidente di Philippe e Philippe a insegnare a Driss come vuole essere da grande. 

“È esattamente questo, quello che voglio: nessuna pietà. Spesso mi passa il telefono, sai perché? Perché si dimentica. È vero, non ha una particolare compassione per me, però è alto, robusto, ha due braccia, due gambe, un cervello che funziona, è in buona salute; allora di tutto il resto a questo punto, nel mio stato, come dici tu, da dove viene, che cosa ha fatto, io me ne frego.”

Buona visione! 

Alice


Fonti 
http://www.inforesp.org/ricerca-lignano.html#

domenica 28 febbraio 2016

Cinema e dintorni: la famiglia Berlier e gli adolescenti


Cari genitori... io volo! (non fatevi prendere dal panico!) 


Il film che vi proponiamo oggi per Cinema e dintorni lo dedichiamo a tutti i genitori.

La famiglia Berlier è un film del 2014 che racconta le avventure di una famiglia molto particolare composta da quattro componenti, di cui 3 sordomuti.
Protagonista è la giovane Paula, sedicenne non sordomuta che si pone come ponte tra i genitori, il fratello e il resto del mondo traducendo il linguaggio dei segni. Paula, tuttavia, è un'adolescente a tutti gli effetti: introversa, scontrosa e poco sicura di sé. A scuola scopre di avere un talento particolare: saper cantare. Motivata dall’insegnate di musica, decide di provare a entrare in una nota scuola di Parigi. Per prepararsi all’audizione studia la canzone Je Vole un brano della tradizione francese che ben racconta il processo di crescita dal punto di vista dei figli.

"Miei cari genitori io vado via
Vi voglio bene, ma vado via
Non avete più una bambina, stasera
Io non fuggo, io volo
Cercate di capire, io volo
Senza fumo, senza alcool
Io volo
Io volo"

Il film racconta con toni da commedia le difficoltà che i genitori di Paula hanno nell’accettare che la figlia possa scegliere di cantare e di andare via, lontano da loro. Trovo che il film descriva in modo brillante il momento in cui i figli adolescenti scoprono di avere delle ali che possono portarli lontano dal nido e il terrore che i genitori vivono scoprendo che queste ali possono portare lontano da loro: non solo fisicamente, ma anche come interessi. Il contrasto è reso evidente dal paradosso che il canto, a cui si appassiona Paula, sia una realtà totalmente irraggiungibile e incomprensibile per i suoi. Tuttavia il film ci mostra che un punto di incontro è sempre possibile!

Eccoci ancora una volta davanti ai compiti di sviluppo che ogni membro di una famiglia ha: per i figli imparare ad uscire da casa significa imparare a differenziarsi nella storia familiare e per i genitori si tratta di comprendere che allontanarsi da casa in senso più o meno figurato non è "smettere di voler bene". 



Cari genitori....Buona visione!

Alice







Fonti

Scabini, Iafrate, Psicologia dei legami familiari, 2003

lunedì 22 febbraio 2016

Cinema e dintorni: Still Alice e il morbo di Alzheimer

Se vi siete chiesti come potrebbe essere avere l’Alzheimer, guardate questo film!



Preparate i fazzoletti: a cinema e dintorni oggi si piange!

Still Alice è un film del 2014, tratto dal libro Perdersi scritto da Lisa Genova, laureata in neuropsichiatria ad Harvard, al suo esordio con questo romanzo. L'adattamento cinematografico è stato diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, con protagonista Julianne Moore nei panni di Alice. 

Nel 2015, grazie a questo film, l'attrice Julianne Moore ha vinto diversi premi, tra cui il premio Oscar e un Golden Globe come miglior attrice protagonista in un film drammatico. 

Il film racconta la storia di Alice Howland , una donna di 50 anni, docente universitaria e madre di famiglia. Una donna in carriera, intelligentissima, una scienziata di successo che per anni ha studiato il linguaggio e il cervello. Quando, durante una conferenza, perde una parola e non riesce più a richiamarla alla memoria capisce di avere qualcosa che non va. La diagnosi è semplice: morbo di Alzheimer.

Fin dalle prime scene si viene accompagnati nella vita di questa donna e insieme a lei si soffre un po’ mentre perde la strada di casa, il cellulare e tutto quello che. Con delicatezza, prima il libro e poi il film, definiscono un ritratto di quello che potrebbe significare avere una malattia neurodegenerativa come il morbo di Alzheimer. Un ritratto che può solo essere considerato verosimile, ma che tuttavia riesce a restituire tutta la fragilità pur senza cadere nel patetico e nel melodrammatico. Il film, però non racconta solo la malattia di Alice, ma anche quella del regista Richard Glatzer a cui era stata diagnosticata la SLA poco prima che iniziassero i lavori alla pellicola. Questo offre alla pellicola un nuovo punto di vista sulla malattia che ha portato alla scelta onesta e diretta di raccontare la malattia in modo intimo, raccolto e riservato. Non pensate che vengano raccontati i grandi drammi: il film si limita ad accompagnare gli spettatori nel percorso della malattia, così come il libro accompagna in modo semplice il lettore... interrogandolo. 

La regia sceglie anche di rispettare la scelta stilistica del romanzo di raccontare in prima persona. Questo permette di immergersi totalmente nella storia e nella fatica della malattia con delicatezza, attraverso gli occhi di Alice, continuamente al centro della pellicola grazie ai primi piani delle inquadrature che diventano via via più sfuocati col progredire della malattia.


“I miei ieri stanno scomparendo, i miei domani sono incerti, e allora per cosa vivo?
Vivo giorno per giorno. 
Vivo nel presente.
Uno di questi domani dimenticherò di essere stata qui davanti a voi a tenere questo discorso.
Ma solo perché presto me ne dimenticherò non vuol dire che l’oggi non conta.
(Lisa Genova)

Con questa frase, Alice, chiude il suo intervento a un convegno sul morbo di Alzheimer.
Ho scelto di usarla come risposta all’interrogativo che si poneva Oliver Sacks davanti alle demenze (e che mi sono posta anche io centinaia di volte). Come viverci? Come parlarci? Che tipo di speranza? Cosa possiamo fare? È solo prendendo atto del fatto che persone con malattie come questa vivano nel presente e giorno per giorno, solo partendo da questo punto di vista, si può iniziare a prendersene cura. Solo dal presente e nel presente si può parlare di benessere e di assistenza. D’altronde si inizia ogni giorno dall’oggi.

E allora come iniziare? Nella vita di tutti i giorni si può provare ad apportare piccole strategie di aiuto per i propri familiari con Alzheimer. Per esempio, usare lavagnette in casa per ricordare gli appunti e le medicine da prendere può essere un modo per aiutare le persone a ricordare. Anche tenere le medicine della mattinata può essere di aiuto. Insieme a queste piccole strategie, i più temerari possono provare a scandire la giornata del malato con un po' di musica: musiche diverse per ogni momento.
Con un po' di creatività si possono trovare semplici strategie per migliorare il clima emotivo dei tutti i componenti della famiglia.

Prendete spunto anche dal film!


Alice 



Fonti 

Genova, Perdersi
http://www.comingsoon.it/film/still-alice/50846/recensione/

sabato 20 febbraio 2016

Cinema e Dintorni: Ribelle, The Brave. I compiti di sviluppo dei genitori

Aiuto... Mia figlia è diventata adolescente!

Per capire un pò di più come si applicano i compiti di sviluppo dei genitori, ecco un film che ci può aiutare.
Per la nostra rubrica Cinema e dintorni, oggi vi proponiamo: Ribelle, The Brave.

Come tutte le favole incomincia con un…

“C’era una volta, in Scozia, Merida, principessa ribelle, molto somigliante a suo padre e poco a sua madre. Nel giorno del suo sesto compleanno riceve in dono dal padre, re Fergus, un arco. Nonostante la regina Elinor non sia d’accordo, Merida spende il suo tempo nella foresta a giocare con il suo regalo diventando ben presto un’infallibile arciera. Arrivata ai 16 anni, Merida è una ragazza molto coraggiosa, ribelle e sognatrice, ma anche dolce. Con lei ora vivono tre gemelli, suoi fratelli pestiferi! Diventata ormai adolescente è costretta dalle regole regali, a sposare uno tra i pretendenti che si scontrano per la sua mano dei clan MacGuffin, Macintosh e Dingwall.
Merida però decide di sovvertire le regole e rinnegare la tradizione, subendo la conseguente ira materna: quando la madre infatti afferma che solo il "primogenito" delle famiglie nobili può gareggiare, Merida pensa bene di partecipare vincendo così la sua stessa mano. La gara si conclude con la vittoria della ragazza che umilia così pretendenti e regina; durante il litigio che ne segue, Merida taglia l'arazzo fatto dalla madre, che rappresenta la loro famiglia, e Elinor, ferita e arrabbiata, getta l'arco di Merida nel fuoco.
Fuggita nei boschi per la disperazione con il suo cavallo Agus, la giovane incontra una vecchia strega che le offre un rimedio magico ai suoi problemi: Merida chiede alla vecchia un incantesimo che sia in grado di cambiare la madre e quindi il suo stesso destino. La strega l'assicura che il destino di Merida cambierà, quindi prepara un dolce magico, non spiegandone però le conseguenze. 
Dopo essere tornata al castello, Merida fa mangiare il dolce magico alla madre, ma, inaspettatamente, Elinor si trasforma in un'orsa di nome...”

Il seguito lo lasciamo alla vostra visione, ma certo è che se nella famiglia di Merida ci fosse stato un clima di ascolto da parte sia della madre nei confronti della figlia e viceversa, forse le cose sarebbero andate diversamente, forse la giovane non sarebbe dovuta scappare tutta sola nel bosco e la regina non si sarebbe trasformata in un terribile Orso.

Come in ogni famiglia, i cambiamenti e i passaggi sono molti, la crescita di Merida che si trasforma presto in un’adolescente, la differenza fra madre e figlia con le conseguenti discussioni tipiche di chi ha caratteri forti e vuole far valere la propria idea. 
L'adolescenza è un periodo particolare nella vita dei ragazzi, tanto quanto nella vita di mamma e papà.

I figli sentono la necessità di separarsi dai genitori e diventare autonomi, pur mantenendo un legame con le figure di riferimento. Spesso una richiesta di autonomia si scontra con i limiti imposti per la loro età, il desiderio sempre più grande di privacy si scontra spesso con la curiosità dei genitori, che risultano a volte invadenti. Il gruppo dei pari diventa ancor più punto di riferimento, un luogo dove il ragazzo deve però cercare la sua identità, senza confondersi con quella dei compagni. Senza contare i cambiamenti fisiologici!!!
Spesso questo cambiamento, si manifesta con emozioni forti, impulsive, che possono intaccare, se non ben incanalate, la relazione tra figli e genitori portando la comunicazione a meri scambi bisillabici!
Come si può provare ad arrivare ad una migliore comunicazione: 

  • Cercate di ascoltarli:condividere qualcosa con i ragazzi è sempre un momento speciale e prezioso. "Ascoltate il doppio di quanto parlate";
  • Rispettate la loro privacy: può essere un segno grande di fiducia nei loro confronti;
  • Dategli un'autonomia: renderli responsabili e indipendenti in alcune situazioni può aumentare la loro autostima e autoefficacia, e può renderli più inclini a parlare con voi genitori;
  • Accettate e accogliete i loro sentimenti, il rispetto reciproco verrà così alimentato;
  • Scusatevi quando avete torto!!!

Forse il nostro blog avrebbe potuto aiutare Elinor e Merida a confrontarsi con altri e a capire un po' di più rispetto alle proprie risorse da mettere in gioco, per far “funzionare” al meglio anche una famiglia "Reale" come questa!


"Alcuni dicono che al destino non si comanda, che il destino non è una cosa nostra. Ma io so che non è così, il destino vive in noi. Bisogna soltanto avere il coraggio di vederlo"
Ribelle, The Brave



Alla prossima!
Maura


Fonti
Scabini E, Iafrate R. Psicologia dei legami familiari, 2003
Iafrate R, Giuliani C, L'enrichment Familiare, 2006


giovedì 18 febbraio 2016

Cinema e dintorni: Il padre della sposa. I cambiamenti belli e difficili da affrontare insieme


Mia figlia è...una donna!



Cinema e dintorni oggi vi propone Il padre della sposa per riflettere insieme sul concetto di transazione.
Il padre della sposa è una commedia del 1991 che racconta le avventure di un papà, George Banks, interpretato da Steve Martin, intento a sopravvivere al matrimonio della giovane figlia Annie. La giovane 22enne infatti, tornata da un viaggio a Roma annuncia alla famiglia che ha intenzione di sposarsi.
George non prende molto bene la notizia. Fin da subito non si mostra pronto a lasciare che la sua piccola cresca e venga portata via da un altro uomo che sicuramente non la merita.

“Beh di questo è fatta la vita: di piccole cose che ti arrivano alle spalle e scatenano i sentimenti”

Ma cosa ha a che fare con l’empowerment questo film? L’ironia che accompagna le gag del protagonista ci fornisce l’opportunità di riflettere su una delle transazioni più belle che una famiglia vive: il matrimonio e la crescita dei figli. Steve e Annie, vivono il turbamento di un passaggio “fisiologico” che ogni famiglia vive. Il nucleo familiare, infatti, è un luogo di generatività e di crescita da concepire come un trampolino di lancio. I figli non devono restare, ma andare.
Come affrontare tutto questo? Il modello relazione simbolico che ci ispira propone una serie di compiti di sviluppo specifici di ogni fase della vita che possono aiutare ad affrontare con maggior serenità i cambiamenti all’interno delle dinamiche familiari.
I tentativi di Annie e del suo fidanzato di instaurare un nuovo tipo di legame con le famiglie di origine sono importanti. La nuova famiglia deve, infatti, potersi differenziare dalle famiglie di origine, per poter dare vita a un nuovo nucleo in cui far convergere la bontà dei legami che hanno vissuto. È, altrettanto importante, che i figli capiscano il nuovo ruolo che vivono all’interno della famiglia, sperimentando un nuovo equilibrio tra legame con il partner e legame con la famiglia di origine. La sera prima del matrimonio, per esempio, la giovane Annie racconta al padre di quanto fosse difficile pensare che dal giorno dopo la sua camera non sarebbe più stata quella in cui è cresciuta.
Steve, diversamente, fatica molto a distaccarsi dalla piccola Annie, al punto che in alcune scene la vede ancora da piccola, non realizzando che Annie ormai ha 22 anni ed è una donna. È molto importante che i genitori imparino a legittimare il ruolo di adulto del figlio e permettergli di crescere... vicino o lontano l’amore di papà o di una mamma si sentono! ;)

Alice


Fonti

Scabini, Iafrate, Psicologia dei legami familiari

lunedì 15 febbraio 2016

Cinema e dintorni: Gli incredibili, Servono i super poteri per l'empowerment familiare?

Una normale famiglia di super eroi!


Oggi per la nostra rubrica Cinema e dintorni vi proponiamo un film da supereroi!
Eccoli...ve li presento in breve, loro sono cinque e sono rispettivamente:
Robert "Bob" Parr, Mr. Incredibile: 41 anni, supereroe dotato di una forza sovrumana, un vero macho man!!!
Helen Parr, Elastigirl: moglie di Mr. Incredibile. Ha 39 anni, può allungarsi, piegarsi e assottigliarsi; insomma, è un tipo flessibile!!!
Violetta Parr: Figlia di Bob ed Helen. Ha circa 13 anni ed ha il potere di diventare invisibile e di creare campi di forza. Inizialmente è molto timida e introversa; il suo desiderio è quello di poter essere una persona normale, non dotata di superpoteri; solo in seguito all'avventura che vive insieme alla sua famiglia, imparerà ad accettarli, diventerà più socievole e sicura di sè.
Dashiell Parr, Flash: fratello di Violetta; come dice il nome, può correre alla "velocità della luce". Ha circa 10 anni, è un pò sbruffone e il classico..combina guai.
Jack Jack Parr: è il più piccolo di tutti. Inizialmente non manifesta alcun potere, ma durante il film stupisce tutti!

Direte, cosa ha a che fare una famiglia di super eroi, all'interno di un blog di Empowerment Familiare? Non dovrebbero avere già abbastanza Empowerment?
Apparentemente una famiglia Super, in pratica vedremo...una famiglia come tante altre. Ognuno è dotato di particolari poteri, che possono essere paragonati secondo una lettura metaforica, alle doti di ognuno di noi, ai talenti e risorse che ognuno ha dentro di sé. Sono tutti diversi, ma tutti indispensabili per la buona riuscita di qualsiasi missione.

I superpoteri però, cosi come le risorse, non sempre vengono impiegati al meglio, tanto che Bob, una sera, dopo un litigio con il suo odioso capo, non riesce a controllarsi e lo ferisce.
Imparare ad utilizzare al meglio le doti di ciascuno è fondamentale per trarne il miglio beneficio! Ecco che Bob, in segreto, si mette al servizio di una ragazza bisognosa del suo aiuto, per portare a termine una missione su un’isola. Dopo alcune avventure, tipiche di chi si trova a combattere il male, la moglie viene alla scoperta di tutto e cerca di rintracciare il marito. Mentre papà Incredibile si trova in pericolo, la famiglia lo raggiunge sull’isola, non senza attraversare peripezie.
Solo insieme riescono a sconfiggere i cattivi, portando a termine la missione. Tornati a casa però, scoprono che il loro piccolo è stato rapito, e si apprestano così ad una nuova avventura per riuscire a salvarlo. Una volta sconfitto il nemico, riescono finalmente a vivere alcuni mesi sereni…

Ma… ne siamo sicuri?

Ci saranno sicuramente altre missioni da compiere per i nostri supereroi, altre sfide da superare, altri nemici da sconfiggere, altre crisi da affrontare, così come succede in ogni famiglia, ma nel frattempo ognuno ha imparato la lezione: in squadra si superano con più facilità tutti gli ostacoli, soprattutto se ognuno può dare il meglio di sé.
Ecco che allora tutti si allenano in modo da migliorare i propri superpoteri per riuscire ad utilizzarli al massimo, a fin di bene, e sotto il proprio controllo.
Forse un po' di empowerment avrebbe fatto bene alla famiglia Incredibili, magari avrebbero capito subito che le risorse vanno coltivate e potenziate, ma soprattutto...

Bob: ...perché l'importante è che io e la mamma restiamo una squadra. Sempre... uniti, contro le... le forze del...
Helen: Dell'ostinazione.
Bob, sottovoce: No, io veramente volevo dire "del male".

Gli Incredibili




Alla prossima!
Maura

domenica 14 febbraio 2016

Cinema e dintorni: Amore e Altri Rimedi, Innamorarsi ed essere Caregiver

Il coping diadico, la gestione del conflitto e il perdono


Continuiamo oggi, 14 Febbraio, San Valentino, il nostro viaggio nel mondo del caregiver, con un altro film che meglio ci aiuta ad addentrarci nelle mille sfaccettature di questo tema!

Questo è un film di cui vi ho accennato qualche giorno fa parlando proprio di Caregiver, una storia d’amore che supera un po' i copioni usuali. Il film è "Amore e altri rimedi" e insieme a questo voglio presentarvi alcuni concetti della realtà di coppia!

Ma iniziamo dal film! Amore e altri rimedi

Come nei migliori film d’amore, abbiamo lui, il donnaiolo Jamie Randall, che lavora come rappresentante di prodotti farmaceutici. Fascino e bel modo di parlare, lo rendono uno dei migliori nel suo campo, e davanti a lui non si può che vedere solo un futuro di successo e ricchezza.
Durante una delle sue dimostrazioni conosce Maggie Murdock, una ragazza affetta dalla malattia di Parkinson. Maggie è intraprendente, ha un carattere sorprendente e questo spesso lascia Jamie sorpreso per quanto sia diretta e chiara, intelligente e malinconica. I due si frequentano, e se all’inizio non sembra nulla di serio, ben presto qualcosa scatta: Jamie e Maggie si innamorano, vivendo una relazione intensa e romantica.

In questa storia però, non tutto è rose e fiori: Jamie spinto dall’amore che prova per la ragazza, insiste nel voler trovare a tutti i costi una cura per Maggie e si scontra con la consapevolezza di quest'ultima riguardo ai problemi che la malattia li costringerà ad affrontare e alla rassegnazione che non esiste una cura per il Parkinson. Decidono allora di allontanarsi per un po', periodo durante il quale Jamie conquisterà l'ambito posto di rappresentante a Chicago, ma, anche se lontano, non può non pensare a Maggie. Deciso a non perderla, raggiunge la sua amata fino in Canada e le confessa che quello che desidera, non è una donna sana o una vita perfetta, ma lei soltanto.

Ma, arrivati alla fine del film, cerchiamo di capire un po'… cosa sono e come agiscono, rispettivamente il coping diadico, il conflitto di coppia e il perdono e cosa c'entrino questi termini con i nostri personaggi e il ruolo di Caregiver!!

Questi concetti ci aiutano a comprendere la coppia come unità anche nel momento di crisi e di difficoltà; per quanto riguarda il conflitto, tutti sappiamo di cosa si tratta, e se abbiamo avuto la fortuna di passare del tempo accanto a qualcuno di amato, sappiamo anche come sia difficile affrontarlo in modo positivo. Alcuni studi hanno evidenziato che i partner nella coppia tendono a percepirsi più simili nella gestione del conflitto di quanto non lo siano in realtà, rendendo così ancora più difficile arrivare ad una soluzione che porti ad un rafforzamento del legame: in pratica pare che per i coniugi sia importante la percezione del comportamento più che il comportamento in sé; per questo molti comportamenti vengono fraintesi. Ma uscire positivamente da un conflitto si può e questo dipende in grande parte dalla forza del legame che unisce i coniugi e dalla volontà di superare queste percezioni! Pensiamo a quanto questo sia difficile ma prezioso se uno dei due soffre di una malattia e diventa quasi totalmente dipendete dall'altro.

Per quanto riguarda il coping invece intendiamo la capacità di far fronte ad una situazione. Nella coppia questo supera l’idea di gestione dell’evento critico in termini esclusivamente individuali e consente una visione relazionale dello scambio di coppia, si parla infatti di coping diadico. Questo vede i partner fronteggiare congiuntamente gli eventi stressanti, e di certo la malattia e la sua gestione, può essere inteso come evento stressante per molti.

Abbiamo poi il perdono. Ah il perdono! Che concetto complicato!!! Il perdono si può, intendere come un atto fiduciario, una modalità inattesa e donativa che eccede cioè la dimensione di equità dello scambio tra soggetti. Non si fanno conti in tasca quando si parla di perdono, c’è sempre qualcuno che perdona un po' di più nella coppia rispetto all’altro!!! Anche nel caso di Caregiver, "Non si fanno i conti in tasca", anche se forse questa, è la cosa più difficile da accettare da parte di chi ha bisogno di cure.

Ho scelto questo film perché ci sono davvero affezionata, e più lo guardo, più mi rendo conto di come da una parte sia difficile affrontare e accettare di convivere con una malattia (qualunque essa sia), ma soprattutto di come sia difficile affrontare le difficoltà da soli, anche se in alcuni momenti, pur di non far soffrire chi ci sta accanto, si è portati ad allontanare tutti.

Adoro la libertà di Jamie, che sceglie di stare accanto a Maggie, senza che nessuno glielo chieda, così come accade nella maggior parte delle persone che con dedizione e amore stanno accanto a chi soffre.
Comprendo la sua lotta da caregiver nel cercare una cura e nel non arrendersi di fronte all’evidenza, perché nessuno vorrebbe stare disarmato, accanto a chi ama, e vederlo peggiorare ogni giorno. Ma, ancora di più, penso sia una grande lezione da imparare, quella di Maggie che con dignità piano piano lungo il corso del film, impara a convivere con il Parkinson senza accanirsi, ma godendosi ogni momento.


"Ehy, allora diciamo che in un universo parallelo c'è una coppia come noi solo che lei sta bene, lui è perfetto e i loro problemi sono quanti soldi potranno spendere per la loro vacanza o chi dei due è di cattivo umore quel giorno o se si sentono in colpa se lasciano i propri figli dalla baby sitter...io non voglio che siamo come quei due, io voglio noi, te...questo."
Jamie Randall – Amore e altri rimedi

Maura

Fonti
Scabini E., Iafrate R., Psicologia dei legami familiari, 2003
Scabini E., Cigoli V. Raffaello, Alla ricerca del familiare, Il modello relazionale simbolico. 2012

giovedì 11 febbraio 2016

Cinema e dintorni: Una sconfinata giovinezza, Storia di un Caregiver

Un diario non serve quando si è felici!

Nella rubrica, Cinema e dintorni, vogliamo proporvi questa settimana alcuni film che ci possono aiutare a capire meglio il ruolo del caregiver.
Il primo che vi presentiamo ha la regia di Pupi Avanti, la trama è semplice e nello stesso tempo davvero affascinante, in cui caregiver e moglie hanno un'unica dimensione.

Troviamo Lino, esperto giornalista sportivo de il Messaggero e commentatore sportivo Rai, sposato da molti anni con Chicca, un'insegnante universitaria di filologia romanza. Entrambi soddisfatti delle loro professioni.

Il rapporto tra Lino e Chicca è un legame consolidato che, come accade in molte famiglie, ha superato non poche difficoltà tra le quali la sofferta mancanza di un figlio. Proprio nel periodo in cui sembrano aver trovato un loro equilibrio di coppia, Lino inizia ad accusare gli effetti debilitanti e degenerativi della malattia di Alzheimer, le prime dimenticanze, le prime stranezze.
La malattia scombussola inevitabilmente la relazione tra i due con Chicca che, mossa da amorevoli sentimenti, si ritrova tra mille dubbi ed angosce a dover trattare come un figlio piccolo il proprio marito pur di stargli vicino ed evitargli la sofferenza del ricovero.

Ecco una splendida immagine di come pazientemente, colei che assume il ruolo di caregiver accompagna, accudisce, si prende cura del proprio amato, che resta per Chicca, marito, amico, fedele compagno e mai Malato e Paziente.
Si sente nella voce e nei gesti della moglie tutto il peso, la responsabilità, ma anche l’amore, la dedizione, che la spinge a prendersi cura di Lino nonostante i momenti di sconforto.

Vi vogliamo lasciare con un ultimo pensiero, in una conferenza la dott.ssa Margaret Chesney e la dott.ssa Susan Folkman, dell’Osher Center for Integrative Medicine, dell’Università di San Francisco, hanno sottolineato l’importanza delle emozioni positive e del loro impatto sulla salute, per anni si sono dedicate a ricerche su come fronteggiare al meglio il caregiving in situazioni difficili. Ecco il loro modello, dall’acronimo BREATHE:
Breath: un respirare che è legato alla pratica meditativa della Mindfulness;
Realistic goals: avere scopi realistici circa la situazione;
Everyday events: cercare di trovare minuscoli eventi del quotidiano che abbiano una qualche bellezza, per poi condividerla;
Act of kindness: gesti gentili che possano creare angoli di sollievo;
Turn it around: rivedere ciò che è negativo tentando di cogliere un aspetto di crescita;
Honor strenghts: riconoscere il proprio valore e i propri meriti nella tempesta;


End each day with gratitude: la gratitudine come sostegno.
Per un approfondimento sul tema dell'Alzheimer, vi rimandiamo al nostro articolo: 5 mosse per chiacchierare con un malato di Alzheimer.



"Se c'è un modo perché la sua mente e la mia continuino a comunicare…
io lo devo trovare"



Maura

martedì 9 febbraio 2016

Cinema e dintorni: Il circo della farfalla, una storia di resilienza

Farfalle e resilienza: la strana coppia


Se abbiamo parlato di resilienza come “la capacità di trasformare un evento critico, doloroso, traumatico e destabilizzante in una occasione di apprendimento e di crescita” perché assimilarla a una farfalla? Le farfalle per loro natura sono spesso associate alla fragilità e alla caducità della vita, queste, tuttavia, sono credenze tipiche della cultura occidentale. In oriente le farfalle sono simbolo di eternità perché con i loro movimenti aggraziati si dirigono verso gli dei. In greco (antico) invece, farfalla è uno dei significati della parola ψυχή, anima.
Nel cortometraggio, farfalla si riferisce al nome del circo, al contenuto del barattolo del piccolo Sammy, a Will e alla sua vita.

Eccoci quindi in un nuovo post di Cinema e Dintorni per un incontro ravvicinato con una storia di resilienza.

Will è il protagonista della storia narrata. È un uomo nato senza arti che lavora in un circo dei divertimenti. Un circo che esalta le stranezze degli esseri umani, esponendoli in vetrina come fenomeni da baraccone. È durante uno degli “spettacoli” che Will incontra l’enigmatico mister Mendez, famoso nella zona per il suo eccentrico circo. Mendez, partecipa con sgomento alla presa in giro di Will da parte di due bambini, che lo colpiscono con della verdura. Cerca così di avvicinarsi a Will, che mal interpreta il suo interesse e gli sputa in volto. Dopo questo gesto scopre l’identità dello strano signore.

“Non c’è alcunché di edificante nell’esporre le imperfezioni dell’uomo”

Will finisce per aggregarsi al circo della farfalla. Non si esibisce perché Mendez ritiene che il mondo abbia bisogno di stupore. Will si trova ad osservare da lontano la compagnia e a scoprire i loro segreti.

“Ah, se soltanto tu potessi vedere la bellezza che nasce dalle ceneri”

Gli artisti raccolti da Mendez nascondono una storia tormentata alle spalle: povertà, alcolismo, violenza. Eppure sono resilienti e con creatività hanno superato i traumi della loro vita, superandoli. Will è titubante, lui non è come loro, la sua vita è peggio.

"Più grande è la lotta più glorioso sarà il trionfo."

Mendez lancia la sfida.

Will senza saperlo la raccoglie e...esce dal bozzolo, e si mostra farfalla. Nonostante i limiti fisici, trova la sua resilienza. 



La farfalla può essere simbolo della resilienza perché potremmo associarla all’anima e perché apre alla libertà. La resilienza infatti, permette di liberarsi dalle catene che alcuni traumi portano con sè e apre al mondo del futuro e della possibilità. Essere resilienti non è dimenticare le ferite che si hanno ma apprezzare le cicatrici come una possibilità di andare avanti.

Imparate da Will: accogliete i vostri limiti, il vostro dolore, le vostre fatiche e andate oltre, cercate la resilienza, uscite dal bozzo... avete le ali.

Alice




sabato 6 febbraio 2016

Cinema e dintorni: chi è più autoefficace di Hercules?

L'autoefficacia sul monte Olimpo

Oggi, per la nostra rubrica Cinema e dintorni, vogliamo oggi proporvi la rilettura di un classico Disney: Hercules che ci aiuterà a capire un pò di più del concetto di Autoefficacia di cui abbiamo parlato!

C’è festa sul monte Olimpo, tutti festeggiano il figlio di Zeus appena nato!
Tra i partecipanti manca Ade, dio degli inferi, che già medita un modo per eliminare il “piccolo” ostacolo alla sua strada verso il potere e il successo.
Ma come eliminare un dio immortale? Ade si affida a Pena e Panico, che somministrando una pozione magica, cercano di far scomparire la sovrannaturalità del bambino. Ma qualcosa non funziona ed Hercules non beve tutta la sostanza, rimanendo quindi semidio: sarà privo di tutte le sue doti divine, a parte la straordinaria forza fisica.
Non potendo più rimanere sull’Olimpo, la sua nuova casa è quella di Anfitrione e Alcmena, che lo crescono come un figlio, con gioie e difficoltà proprie di tutte le famiglie. Scoperta la sua vera origine e natura, Hercules intraprende un viaggio per incontrare il suo vero padre, aiutato da Filottete, mentore di Achille e Giasone.

Filottete fa da Tutor, come lo chiameremmo oggi noi, al piccolo Hercules, che cresce scoprendo pian piano i propri limiti e le proprie potenzialità.
La strada verso l'età adulta è tortuosa, come lo è ogni passaggio e ogni cambiamento, Hercules impara molto grazie al suo mentore che, da bravo conoscitore di "Empowerment”, cerca di potenziare al meglio le capacità del ragazzo, che impara in fretta come utilizzare al meglio le proprie risorse… si può dire che inizia una sorta di training dell’Autoefficacia, in cui, riprendendo le 4 esperienze proposte da Bandura, Filottete si pone come modello da seguire, favorendo ad Hercules situazioni vicarie in cui poter sperimentare successi e superare fallimenti; in cui non mancano le "tirate di orecchie", ma anche l'incoraggiamento del ragazzo nei momenti difficili, e il sostegno nella prova e nelle delusioni, ma anche la condivisione delle gioie dei risultati.


Come ricordare che anche gli ostacoli più difficili si possono superare? Abbiamo estratto una canzone che per noi è esplicativa di questo processo e forse può essere d'aiuto per tutti noi! 


Posso Farcela

“è una meta che
ce la possa fare

io raggiungerò

io ce la farò

e ogni ostacolo
sarà come un colpo d'ali e là io volerò...
E ora tocca me
ce la devo fare
non mi importa se
è impossibile
ma io scoprirò
la mia verità
finalmente io saprò volare e volerò”



Alla prossima!

Maura