About...

Questo blog nasce all’interno del nostro percorso in Psicologia del benessere, una nuova aria che si respira tra i corridoi della Facoltà.

L’idea è far scoprire alle persone le potenzialità che hanno per poter affrontare al meglio le sfide di ogni giorno.

Abbiamo deciso di avventurarci nel mondo dell’empowerment familiare, perché, attraverso le nostre esperienze abbiamo avuto modo di toccare con mano quanto sia importante la famiglia come fonte di supporto e come fattore protettivo, ma anche come questa, in alcune situazioni particolari della vita, possa aver bisogno di un aiuto!

Curiosi di saperne di più? vi aspettiamo qui!! :)

Alice & Maura

Visualizzazione post con etichetta emozioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta emozioni. Mostra tutti i post

mercoledì 15 marzo 2017

Giornata mondiale del fiocchetto lilla: La storia di Michela Marzano

I disturbi del comportamento alimentare: storie di chi riprende a vivere




“Con l’anoressia non si gioca.”
Michela Marzano


In occasione della giornata del fiocchetto lilla, giornata nazionale dedicata alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui disturbidel comportamento alimentare abbiamo pensato di consigliarvi la lettura di Volevo essere una farfalla - come l’anoressia mi ha insegnato a vivere di Michela Marzano. Michela si racconta in un flusso di pensieri continuo a partire dalla malattia che ha segnato la sua giovinezza, come racconta anche nel video qui sotto.



Oggi parliamo di malattie del benessere.
Infatti i Disturbi del comportamento alimentare sono un terribile ossimoro. Solo una società che sta bene, che ha abbondanza e mezzi di sopravvivenza in eccesso può permettersi di giocare con il cibo. Ma i sintomi di cui parliamo non sono forme di egoismo, sono sintomi di fragilità che cercano modi di sopravvivere.
Come fare?
Come sempre imparare a chiedere aiuto e non sentirsi mai soli: sono tante le associazioni che si occupano di prevenzione e cura di questi disturbi, tanti gli ospedali specializzati e i centri. Le storie di chi ce la fa purtroppo non fanno notizia come quelle di chi si arrende o perde la vita, ma sono numerose e oggi, 15 Marzo è tempo di pensare a tutti quei fiocchetti lilla che parlano di resilienza e di vittoria.

Alice & Maura








martedì 14 marzo 2017

Intelligenza emotiva

Emozioni= Cuore vs Pensiero= Cervello?



"é proprio in questo che si trova il problema: 
sono le nostre emozioni, che vibrano dentro di noi, non permettendoci altro che avanzare inesorabilmente secondo le loro forti vibrazioni, poichè senza affermarle noi stessi non riusciremmo a sopravvivere."
Metropolis


Nella settimana dedicata al “Cervello”, vogliamo proporvi un articolo un po' speciale per indagare meglio e provare a spiegare (in parte!), cos’hanno a che fare il cervello e le basi neurologiche con le emozioni!

Vogliamo introdurvi a questo argomento con un aneddoto tratto da un libro dello psicologo Daniel Goleman:

“A New York, quel pomeriggio d’agosto, l’umidità era insopportabile; era la classica giornata in cui il disagio fisico rende la gente ostile. Tornando in albergo, salii su un autobus in Madison Avenue e fui colto di sorpresa dall’autista, un uomo nero, di mezza età, con un sorriso entusiasta stampato sul volto, che mi diede immediatamente il suo benvenuto a bordo con un cordiale “Ciao, come va?”: un saluto che rivolgeva a tutti quelli che salivano, mentre l’autobus scivolava nel denso traffico del centro. Ogni passeggero restava stupito, proprio come lo ero stato io, e pochi furono quelli che ricambiarono il saluto, chiusi come erano nell’umor nero della giornata. Ma mentre l’autobus procedeva lentamente nell’ingorgo, si verificò una lenta trasformazione, una sorta di incantesimo. L’autista si esibì per noi in un monologo, un vivace commento sullo scenario intorno a noi (…). Al momento di scendere dall’autobus, tutti si erano scrollati di dosso il guscio di umore nero con il quale erano saliti, e quando l’autista gridava loro “Arrivederci, buona giornata!”, rispondevano tutti con un sorriso.”

Vi chiederete cosa c’entra questo racconto con la premessa, ebbene, iniziamo con il dire che le nostre emozioni ci guidano nell’affrontare le situazioni che ci troviamo di fronte, soprattutto quei compiti troppo difficili e importanti perché possano essere affidati al solo intelletto: momenti di pericolo, di perdita dolorosa, di mantenere fede agli obiettivi quando arrivano le frustrazioni, momenti di creazione del legame di coppia e di costruzione del nucleo familiare. 

Se negli anni passati le emozioni erano connotate negativamente e ridotte a mero sinonimo di istinti, oggi l’emozione ha riacquistato dignità grazie anche alle nuove scoperte in campo scientifico e neurologico. Ogni emozione ci predispone all’azione in modo caratteristico, e queste hanno un valore fondamentale dal punto di vista della sopravvivenza. Superata la dicotomia “cuore” – “mente”, possiamo cercare di capire meglio l’influenza delle emozioni sulla mente razionale. Nell’evoluzione, il cervello ha sviluppato centri superiori e perfezionato le aree inferiori più antiche. Le radici più antiche della vita emotiva hanno avuto origine dall’olfatto. 
Eh sì proprio così! 
Dal lobo olfattivo, con le cellule che ricevono e valutano gli odori, cominciarono ad evolversi i primi e antichi centri emozionali, che pian piano circondarono l’estremità cefalica del tronco cerebrale. La parte del cervello che circonda e delimita il tronco cerebrale viene denominata sistema limbico. Qui si sviluppare le emozioni proprie del repertorio cerebrale. Pian piano con lo sviluppo del sistema limbico che perfezionò due strumenti potenti: l’apprendimento e la memoria. Saltando di qualche anno, la corteccia sviluppata nell’Homo Sapiens, neocorteccia, permise una regolazione più fine: ideare programmi a lungo termine, escogitare diverse strategie mentali. Ma questo sviluppo non solo portò a queste nuove abilità: portò anche nuove sfumature della vita emotiva.

Potremmo andare avanti così per tantissime pagine a raccontarvi di come in realtà quello che noi chiamiamo cervello e pensiamo razionale, sia accompagnato a braccetto dal mondo emozionale, così variegato e così necessario, ma vi annoieremmo! Per questo vi alleghiamo alcuni link nelle fonti, che se siete curiosi di sapere come va a finire questa storia, potete andare a sbirciare!

Certo è che sempre più si parla di intelligenza emotiva e non a caso questi due termini suonano molto bene insieme. 
Questa viene definita come "La capacità di motivare se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostrante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitanto che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare. L’intelligenza emotiva determina la nostra potenzialità di apprendere le capacità pratiche basate sui suoi cinque elementi: consapevolezza e padronanza di sé, motivazione, empatia e abilità nelle relazioni interpersonali."

Nel nostro blog di Empowerment, desideriamo e speriamo di potervi offrire spunti e aiuti per accompagnare ad un piccolo sforzo per potenziare questi aspetti dell'identità e della persona per migliorare sempre di più la nostra qualità della vita!


A presto!
Maura & Alice



Fonti

Daniel Goleman, Intelligenza emotiva, che cos'è e perchè può renderci felici? Rizzoli
L. Tuffanelli, Intelligenze, emozioni e apprendimenti, Erickson

mercoledì 16 novembre 2016

Cinema e dintorni: Inside&Out

Emozioni cercasi... perchè? 



Vi abbiamo parlato di emozioni in famiglia, in particolare di emozioni negli adolescenti e di gestione dicomunicazioni particolarmente emotive... beh, a cinema e dintorni non poteva mancare una piccola riflessione sulle emozioni a partire dal celeberrimo e irresistibile InsideOut, capolavoro Pixar del 2015 che prova a raccontare come la nostra mente si emoziona.

L’idea nasce da una delle teorie base sulle emozioni che teorizza la presenza di alcune emozioni di base presenti in tutte le culture sulla terra che ogni uomo esprime nello stesso modo. Le emozioni che fanno parte di questa categoria sono per l’appunto, gioia, tristezza, paura, disgusto e rabbia. Ognuna di queste emozioni si manifesta sul nostro volto con una espressione ed è accompagnata da un ritmo cardiaco particolare insieme a diversi livelli di sudorazione della pelle. 

Ma queste sono cose che si sanno no?

Inside Out racconta un aspetto delle emozioni orientato al benessere che spesso ci dimentichiamo. Siamo abituati a classificare il mondo in buono e cattivo fino a parlare di emozioni giuste ed emozioni sbagliate... ecco forse il nostro mondo psichico non ama queste divisioni nette e soprattutto riduttive.

La psicologia positiva ci insegna ad assaporare ogni emozione ed ad inserirla in una storia più ampia che possa restituirci un senso. Le emozioni possono diventare un piccolo tesoro a cui attingere nella costruzione della nostra storia. Ogni emozione che viviamo ha qualcosa da raccontarci. Per esempio nel cartoon ci viene sottolineato come la tristezza (per un approfondimento leggete qui)  possa essere solo un piccolo pezzetto delle nostre emozioni, un modo diverso di raccontare e di conseguenza ricordare qualcosa.



Che le favole avessero una grande potere ne eravamo consapevoli...ma delle emozioni lo avreste mai immaginato?


Alice & Maura

sabato 8 ottobre 2016

“Perché anche tu sei importante!”, “Chi io?”

Nella nostra società le emozioni in generale vengono scoraggiate. Benché senza dubbio il pensiero creativo, come ogni altra attività creativa, sia inseparabilmente legato alle emozioni, è diventato un ideale pensare e vivere senza emozioni. 
Essere emotivo è diventato sinonimo di instabile e squilibrato.
E Fromm


Vogliamo parlare oggi di emozioni che spingono e creano relazioni nell’ambito adolescenziale e vogliamo partire con l’affermazione posta come titolo: “Perché anche tu sei importante!”.

“Se l’interno del cuore di un adolescente è come una camera chiusa a chiave, il mio compito è quello di bussare rispettosamente alla porta e aspettare una risposta.“ (N. Luxmoore)

Ai giorni nostri le emozioni sono sempre più nascoste dietro ad emoticon, faccine gialle non sempre facili da interpretare. Ci sono emozioni che è lecito provare ed esprimere, ed altre che spesso ci troviamo a inibire o sopprimere. 
In un’ottica di empowerment e di crescita personale, pensiamo che riconoscerle, etichettarle e dare un valore siano le fondamenta per uno sviluppo sano e consapevole. L’idea che un adulto giustifichi, legittimi le emozioni e i sentimenti provati da un adolescente, sta alla base di una crescita solida e sicura.
Un primo passo verso i ragazzi è quello di capire cosa provano, a cosa tende il loro cuore e cosa cercano di dirci con alcuni comportamenti spinti da emozioni non sempre facili per loro (e forse anche per noi!) da categorizzare.

Winnicott (1965), descrive la capacità di stare da soli come un’acquisizione evolutiva, distinguendo l’essere fisicamente soli, dal sentirsi emotivamente soli.
Quando ci si lascia dal proprio partner o ci si allontana dai propri amici, l’esperienza che si vive è difficile e ancora più difficile risulta a chi non può contare su quel senso internalizzato di relazione, che si costruisce solo quando “io mi sento accettato e accolto per quello che sono”.
Le rotture dei rapporti, qualsiasi essi siano, producono ansia e panico. 
È un abbandono. Un abbandono vero.
Non è un “fidanzatino” che se ne è andato, “l’amichetto del cuore” che si allontana. È parte del mio essere, della mia vita e come tale è degno di attenzione e di rispetto.
Ogni dolore, ogni emozione è degna di rispetto.
La vita turbina, scuote e smuove, tutti. La vita corre carica di stimoli, di confusione, di aspettative, di feste, di rumori. La paura di essere soli o di rimanere soli è una costante nella vita dell’uomo in quanto essere sociale; paura ancora più pervasiva nel ragazzo/ ragazza che sta cercando di scoprire e costruire il proprio posto nel mondo.

Il compito di noi educatori, deigenitori e degli adulti in genere, dovrebbe essere quello di aiutare gli adolescenti a passare attraverso i fallimenti, le tristezze, le delusioni, le gioie, le soddisfazioni, le fasi di transizione del crescere senza uscirne distrutti quando le cose non vanno come ci si aspetta.

Ma come fare? Ecco dei semplici consigli:
  • Non banalizzare quanto viene raccontato: chi ci racconta e ci dona parte del suo pensiero e della sua vita si mette a nudo di fronte a noi, è necessario sempre rispettarlo e valorizzarlo;
  • Ascoltare: l'ascolto attivo è una delle prime forme di attenzione;
  • Leggittimare: a volte è un bene legittimare e giustificare alcune emozioni provate, anche quando queste sono negative come la rabbia;
  • Chiedere "permesso": lasciare la privacy e la scelta di raccontare, esprimere o meno quello che si prova è segno di rispetto, i ragazzi lo apprezzeranno!
  • Essere una Presenza sicura: Esserci è un'altra forma di attenzione, essere il porto sicuro al quale poter tornare sapendo di trovare una base solida anche se autoritaria;
  • Raccontare: sentire dai genitori ed educatori che anche loro hanno vissuto storie, esperienze simili aiuta i ragazzi perchè non li fa sentire soli. Le paure e i dubbi di oggi possono essere molto simili a quelli di "un pò di tempo fa"!


Aiutare gli adolescenti a leggere e comprendere le sfumature del mondo emotivo, così come a distinguere emozioni transitorie da affetti consolidati, significa allenarli a una migliore coscienza del proprio mondo interiore, alla tolleranza emotiva e alla resistenza allo stress (Marmocchi, Dall’Aglio & Zannini, 2004), competenze trasversali, adattive e quindi utili in tutto l’arco di vita.

A presto
Maura & Alice



Fonti
Nick Luxmoore, Adolescenti con il cuore a mille
Marmocchi, Dall’Aglio & Zannini, Educare le Life Skills