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Questo blog nasce all’interno del nostro percorso in Psicologia del benessere, una nuova aria che si respira tra i corridoi della Facoltà.

L’idea è far scoprire alle persone le potenzialità che hanno per poter affrontare al meglio le sfide di ogni giorno.

Abbiamo deciso di avventurarci nel mondo dell’empowerment familiare, perché, attraverso le nostre esperienze abbiamo avuto modo di toccare con mano quanto sia importante la famiglia come fonte di supporto e come fattore protettivo, ma anche come questa, in alcune situazioni particolari della vita, possa aver bisogno di un aiuto!

Curiosi di saperne di più? vi aspettiamo qui!! :)

Alice & Maura

Visualizzazione post con etichetta adolescenti. Mostra tutti i post
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giovedì 13 ottobre 2016

Contro il bullismo: "be together. not the same"

Stare insieme. Non essere uguali. 





"Carta, forbice, sasso!"

Oggi vogliamo condividere con voi una campagna semplice e immediata contro il bullismo, argomento di cui vi avevamo già parlato

Prendetevi un minuto per guardare questa campagna e qualche secondo per fare anche voi la differenza! 

Buona giornata,

Alice&Maura

sabato 8 ottobre 2016

“Perché anche tu sei importante!”, “Chi io?”

Nella nostra società le emozioni in generale vengono scoraggiate. Benché senza dubbio il pensiero creativo, come ogni altra attività creativa, sia inseparabilmente legato alle emozioni, è diventato un ideale pensare e vivere senza emozioni. 
Essere emotivo è diventato sinonimo di instabile e squilibrato.
E Fromm


Vogliamo parlare oggi di emozioni che spingono e creano relazioni nell’ambito adolescenziale e vogliamo partire con l’affermazione posta come titolo: “Perché anche tu sei importante!”.

“Se l’interno del cuore di un adolescente è come una camera chiusa a chiave, il mio compito è quello di bussare rispettosamente alla porta e aspettare una risposta.“ (N. Luxmoore)

Ai giorni nostri le emozioni sono sempre più nascoste dietro ad emoticon, faccine gialle non sempre facili da interpretare. Ci sono emozioni che è lecito provare ed esprimere, ed altre che spesso ci troviamo a inibire o sopprimere. 
In un’ottica di empowerment e di crescita personale, pensiamo che riconoscerle, etichettarle e dare un valore siano le fondamenta per uno sviluppo sano e consapevole. L’idea che un adulto giustifichi, legittimi le emozioni e i sentimenti provati da un adolescente, sta alla base di una crescita solida e sicura.
Un primo passo verso i ragazzi è quello di capire cosa provano, a cosa tende il loro cuore e cosa cercano di dirci con alcuni comportamenti spinti da emozioni non sempre facili per loro (e forse anche per noi!) da categorizzare.

Winnicott (1965), descrive la capacità di stare da soli come un’acquisizione evolutiva, distinguendo l’essere fisicamente soli, dal sentirsi emotivamente soli.
Quando ci si lascia dal proprio partner o ci si allontana dai propri amici, l’esperienza che si vive è difficile e ancora più difficile risulta a chi non può contare su quel senso internalizzato di relazione, che si costruisce solo quando “io mi sento accettato e accolto per quello che sono”.
Le rotture dei rapporti, qualsiasi essi siano, producono ansia e panico. 
È un abbandono. Un abbandono vero.
Non è un “fidanzatino” che se ne è andato, “l’amichetto del cuore” che si allontana. È parte del mio essere, della mia vita e come tale è degno di attenzione e di rispetto.
Ogni dolore, ogni emozione è degna di rispetto.
La vita turbina, scuote e smuove, tutti. La vita corre carica di stimoli, di confusione, di aspettative, di feste, di rumori. La paura di essere soli o di rimanere soli è una costante nella vita dell’uomo in quanto essere sociale; paura ancora più pervasiva nel ragazzo/ ragazza che sta cercando di scoprire e costruire il proprio posto nel mondo.

Il compito di noi educatori, deigenitori e degli adulti in genere, dovrebbe essere quello di aiutare gli adolescenti a passare attraverso i fallimenti, le tristezze, le delusioni, le gioie, le soddisfazioni, le fasi di transizione del crescere senza uscirne distrutti quando le cose non vanno come ci si aspetta.

Ma come fare? Ecco dei semplici consigli:
  • Non banalizzare quanto viene raccontato: chi ci racconta e ci dona parte del suo pensiero e della sua vita si mette a nudo di fronte a noi, è necessario sempre rispettarlo e valorizzarlo;
  • Ascoltare: l'ascolto attivo è una delle prime forme di attenzione;
  • Leggittimare: a volte è un bene legittimare e giustificare alcune emozioni provate, anche quando queste sono negative come la rabbia;
  • Chiedere "permesso": lasciare la privacy e la scelta di raccontare, esprimere o meno quello che si prova è segno di rispetto, i ragazzi lo apprezzeranno!
  • Essere una Presenza sicura: Esserci è un'altra forma di attenzione, essere il porto sicuro al quale poter tornare sapendo di trovare una base solida anche se autoritaria;
  • Raccontare: sentire dai genitori ed educatori che anche loro hanno vissuto storie, esperienze simili aiuta i ragazzi perchè non li fa sentire soli. Le paure e i dubbi di oggi possono essere molto simili a quelli di "un pò di tempo fa"!


Aiutare gli adolescenti a leggere e comprendere le sfumature del mondo emotivo, così come a distinguere emozioni transitorie da affetti consolidati, significa allenarli a una migliore coscienza del proprio mondo interiore, alla tolleranza emotiva e alla resistenza allo stress (Marmocchi, Dall’Aglio & Zannini, 2004), competenze trasversali, adattive e quindi utili in tutto l’arco di vita.

A presto
Maura & Alice



Fonti
Nick Luxmoore, Adolescenti con il cuore a mille
Marmocchi, Dall’Aglio & Zannini, Educare le Life Skills

venerdì 23 settembre 2016

A scuola per imparare benessere e responsabilità

Come star bene a scuola? La parola va ai ragazzi




Di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie,
ma la risposta che dà a una tua domanda.
(Italo Calvino)


Che a empowerment familiare l’ordine del giorno sia il benessere in ogni situazione (dalla malattia alla vita quotdiana) ormai è chiaro.
Così oggi, a qualche settimana dall’inizio della scuola (quando abbiamo letto insieme i pensieri del prof 2.0), abbiamo pensato di parlare di star bene a scuola. Eh sì, anche a scuola val la pena di star bene!

La scuola, infatti, viene considerata tra i luoghi di crescita più influenti per lo sviluppo dei ragazzi. Un luogo dove possono crescere intellettualmente, sviluppare il proprio benessere e le proprie competenze relazionali. Eppure solo pochi riescono a vivere realmente questa dimensione. Alcuni si limitano a sopravvivere tirando avanti. Un’altra parte considera la scuola come un posto alienante, spiacevole, privo di attrattiva da cui si vuole solo fuggire il più in fretta possibile. Altri, invece, la abbandonano prima di aver concluso gli studi. 

Nonostante questo gli adolescenti riportano di avere fiducia nella scuola come istituzione ma potremmo dire che hanno perso la fiducia nella dimensione relazionale. Infatti, gli studenti riportano una crescente distanza tra i docenti, i contenuti e le modalità di trasmissione del sapere.

Cruciale nella valutazione della scuola da parte degli studenti è il tema della responsabilità, inserito soprattutto nelle relazioni: ammettono di assumersi la propria responsabilità rispetto agli eventi che li riguardano ma si mostrano altrettanto lucidi nel chiedere agli adulti educatori di rispondere alle dinamiche che li coinvolgono.

Sono sempre i ragazzi a riportare che gli insegnati hanno la tendenza a metterli nell’angolo pensando che la famiglia sia la prima controparte educativa a cui rivolgersi. Così facendo i ragazzi vengono messi in condizione periferica anche rispetto all’apprendimento.

Il suggerimento che arriva dai giovani sembra essere che solo in un clima relazionale la scuola diventa capace di trasmettere sapere ma anche palestra di vita nell’incontro con le differenze dell’altro grazie all’esercizio della responsabilità e del pensiero critico. Sembra che questa sia la domanda che le nuove generazioni ci pongono...

Cosa ne pensate?

Come rispondiamo? Da studenti, da genitori e magari anche da insegnanti! ..siamo curiose di sentire la vostra!

Alla prossima,

Alice & Maura



Fonte

domenica 5 giugno 2016

Cinema e dintorni: Captain America – Civil War. Giusto? Dipende!

Tu da che parte stai? 



Oggi a cinema e dintorni parliamo di supereroi e... di giusto e sbagliato, quindi di giudizio morale. Lo spunto ce lo offe il nuovo film Marvel, Captain America Civil war: nel film, infatti, per la prima volta non si scontrano solo bravi e cattivi ma anche i bravi!

Senza fare spoiler, Civil War mette chiaramente in luce che definire “giusto o sbagliato” a volte è solo questione di punti vista. Infatti il giudizio morale è legato ai valori, il cui insieme diventa la guida per il nostro comportamento. 



Il capitano Rogers e Tony Stark mettono in luce che si può classificare “giusta” un’azione che: 

· Massimizza i benefici per sé e per gli altri e che spinge quindi a mettere in atto un comportamento utile (Tony);

· È messa in atto perché segue alcuni principi che sono slegati dal contesto d’azione e che possono essere considerati più o meno immutabili (Capitano).

Ma come si arriva a questo? 

Fino a circa 10 anni i bambini identificano il bene e il male in base alle conseguenze che un’azione procura a loro stessi. In questo periodo per il bambino è più facile osservare le regole percepisce un vantaggio immediato e concreto per sé.
Con la preadolescenza e la tarda adolescenza le nozioni di giusto e sbagliato prendono in considerazione i rapporti interpersonali e i valori sociali. Per i ragazzi diventa importante vivere in conformità con le aspettative della propria cerchia sociale e ottenere l’approvazione da parte degli altri. Solo crescendo si affina la capacità di differenziare il proprio di vista da quello del gruppo, fino al raggiungimento dell’età adulta quando emergono valori basati anche su principi astratti e più etici. A questo punto si acquisisce la consapevolezza che le leggi e le regole sono relative e che possono essere validi solo se basati su principi universali e valori etici. 

Partire dallo spunto dei film per riflettere in famiglia su cosa significhi giusto per ogni componente può diventare un’occasione di scambio ma, soprattutto, con i più piccoli può diventare l’occasione per introdurre il concetto di trasgressione da estendere magari a situazioni in cui la moralità gioca un ruolo chiave come il bullismo o l’abuso di sostanze. 


Buona visione, 



Alice & Maura


Se avete ancora voglia di supereroi.. passate da qui!



Fonti

Camaioni, L., & Di Blasio, P. (2002). Psicologia dello sviluppo. Il mulino.

domenica 28 febbraio 2016

Cinema e dintorni: la famiglia Berlier e gli adolescenti


Cari genitori... io volo! (non fatevi prendere dal panico!) 


Il film che vi proponiamo oggi per Cinema e dintorni lo dedichiamo a tutti i genitori.

La famiglia Berlier è un film del 2014 che racconta le avventure di una famiglia molto particolare composta da quattro componenti, di cui 3 sordomuti.
Protagonista è la giovane Paula, sedicenne non sordomuta che si pone come ponte tra i genitori, il fratello e il resto del mondo traducendo il linguaggio dei segni. Paula, tuttavia, è un'adolescente a tutti gli effetti: introversa, scontrosa e poco sicura di sé. A scuola scopre di avere un talento particolare: saper cantare. Motivata dall’insegnate di musica, decide di provare a entrare in una nota scuola di Parigi. Per prepararsi all’audizione studia la canzone Je Vole un brano della tradizione francese che ben racconta il processo di crescita dal punto di vista dei figli.

"Miei cari genitori io vado via
Vi voglio bene, ma vado via
Non avete più una bambina, stasera
Io non fuggo, io volo
Cercate di capire, io volo
Senza fumo, senza alcool
Io volo
Io volo"

Il film racconta con toni da commedia le difficoltà che i genitori di Paula hanno nell’accettare che la figlia possa scegliere di cantare e di andare via, lontano da loro. Trovo che il film descriva in modo brillante il momento in cui i figli adolescenti scoprono di avere delle ali che possono portarli lontano dal nido e il terrore che i genitori vivono scoprendo che queste ali possono portare lontano da loro: non solo fisicamente, ma anche come interessi. Il contrasto è reso evidente dal paradosso che il canto, a cui si appassiona Paula, sia una realtà totalmente irraggiungibile e incomprensibile per i suoi. Tuttavia il film ci mostra che un punto di incontro è sempre possibile!

Eccoci ancora una volta davanti ai compiti di sviluppo che ogni membro di una famiglia ha: per i figli imparare ad uscire da casa significa imparare a differenziarsi nella storia familiare e per i genitori si tratta di comprendere che allontanarsi da casa in senso più o meno figurato non è "smettere di voler bene". 



Cari genitori....Buona visione!

Alice







Fonti

Scabini, Iafrate, Psicologia dei legami familiari, 2003

giovedì 25 febbraio 2016

ACBS contro il bullismo scolastico. Quando a parlare sono l'autoefficacia e la resilienza

E' facile fare il bullo, quelli veramente forti aiutano gli altri 

Oggi ci occupiamo di bullismo, questa nuova piaga sociale, che "vuole definire" ruoli e poli opposti tra bulli e vittime (Ma siamo sicuri sia cosi?). Si, perchè generalmente, quando si riflette sul bullismo, vengono evidenziate le relazioni tra bullo e vittima, sottovalutando le dinamiche interne al gruppo, alla famiglia, alla cultura di appartenenza, che fanno da sfondo all'incontro tra più persone.

Del bullismo se ne parla… e questo è positivo, perché non si può combattere qualcosa che non si conosce, ma ciò che serve è anche agire e soprattutto prevenire, ma… come fare?
Il bullismo viene definito come un fenomeno rivelatore, una sorta di spia, dei modi di essere di un'intera società, di ciò che vivendo in gruppo "non funziona".
Spesso le famiglie, pur riconoscendo il problema, non sanno a chi rivolgersi, come comportarsi con i propri figli, cosa fare per proteggerli o per far cambiare loro modo di comportarsi. I genitori si trovano impotenti di fronte a questo fenomeno, e spesso, giustamente, spaventati.


Il termine deriva da una traduzione del termine inglese Bullying, che caratterizza comportamenti di prepotenza tra bambini e/o adolescenti.


"Il bullismo, è un fenomeno a molteplici livelli di complessità, relativi al tipo di comportamento aggressivo individuale, ai processi di pensiero, emotivi e motivazionali che sospingono il prepotente a mettere in atto un'azione riconosciuta come moralmente sbagliata e ai fattori di gruppo che concorrono al verificarsi di episodi di bullismo." (Caravita)

Abbiamo provato a chiedere aiuto ai ragazzi di "ACBS contro il bullismo", associazione che si occupa di questo tema, fondata da Vincenzo Vetere
Quest’associazione, andando per le scuole, e parlando con bambini, adolescenti, genitori e insegnanti, aiuta ad aumentare la consapevolezza e responsabilizzare le persone nei confronti del bullismo, cercando di aiutare bulli e vittime.
Sappiamo però che questi ruoli non sono giocati isolatamente, ma che si dispiegano in una rete di relazioni, e le più vicine e strette, sono quelle con i famigliari.
Abbiamo chiesto a ACBS quali sono, secondo loro, i consigli da dare ai genitori per prevenire questo fenomeno e come la famiglia possa aiutare vittime e bulli, ad uscire da questo tunnel.

“Secondo noi...
Alla base delle relazioni solide e significative come quella tra genitori e figli vi è la fiducia. La fiducia, qualora si dovessero verificare episodi di bullismo gioca un ruolo fondamentale, è ciò che spinge solitamente il ragazzo a parlare, a prendere coraggio per raccontare tutto quello che subisce. Il primo consiglio è quindi questo: costruite con i vostri figli un rapporto vero e solido di fiducia basato sul dialogo. 
La prevenzione degli atti di bullismo può essere fatta su diversi fronti e da diversi soggetti, ai genitori spetta sicuramente l'impartizione di una buona educazione, educare al rispetto dell'altro, al rispetto del diverso che spesso, soprattutto quando si è piccoli, ci spaventa e ci fa prendere le distanze. Riteniamo che per prevenire sia la messa in atto di condotte negative, il bullismo, sia il subire bullismo possa essere utile utilizzare con i propri figli uno stile educativo autorevole e mai autoritario. Potenziare l'autostima dei propri figli risulta essere un fattore preventivo e protettivo sia per le potenziali vittime che per i potenziali bulli, per i bulli che riuscirebbero a gestire meglio la propria rabbia e per le vittime che riuscirebbero ad accettarsi e ad apprezzarsi per quello che sono senza dare troppo peso alle influenze negative esterne. Ai genitori spetta il compito di insegnare ai propri figli ad essere resilienti, a "resistere agli urti" che si possono incontrare sul cammino della vita. 

Alcuni consigli molto pratici che ci sentiamo di poter dare sono questi: 
- non minimizzare mai il problema e favorire il dialogo con i propri figli
- fare attenzione al vissuto emotivo dei figli, alcuni segnali molto significativi sono l'isolamento improvviso e il calo repentino del rendimento scolastico
- rivolgersi ad esperti se la famiglia si rende conto di non farcela da sola
- non prendere posizioni estreme nei confronti del proprio figlio, bullo o vittima che sia: si condanna il comportamento scorretto e non la persona. 

Una cosa fondamentale sia per prevenire che per aiutare bulli e vittime consiste nel mantenere un dialogo costante tra la scuola e la famiglia.

Mamma, Papà...Non ditemi mai :

- il bullismo è solo una ragazzata, fa parte della crescita

- impara a difenderti da solo

- è colpa tua se ti trattano così"



ACBS Contro il Bullismo

Il Bullismo è una cosa seria, prendiamocene cura!

Maura


Fonti:
C. Serino, A. Antonacci, Psicologia sociale del Bullismo2013
G. Gini, S. Caravita, Immortalità del bullismo, 2010
http://www.acbsnoalbullismo.it/

sabato 20 febbraio 2016

Cinema e Dintorni: Ribelle, The Brave. I compiti di sviluppo dei genitori

Aiuto... Mia figlia è diventata adolescente!

Per capire un pò di più come si applicano i compiti di sviluppo dei genitori, ecco un film che ci può aiutare.
Per la nostra rubrica Cinema e dintorni, oggi vi proponiamo: Ribelle, The Brave.

Come tutte le favole incomincia con un…

“C’era una volta, in Scozia, Merida, principessa ribelle, molto somigliante a suo padre e poco a sua madre. Nel giorno del suo sesto compleanno riceve in dono dal padre, re Fergus, un arco. Nonostante la regina Elinor non sia d’accordo, Merida spende il suo tempo nella foresta a giocare con il suo regalo diventando ben presto un’infallibile arciera. Arrivata ai 16 anni, Merida è una ragazza molto coraggiosa, ribelle e sognatrice, ma anche dolce. Con lei ora vivono tre gemelli, suoi fratelli pestiferi! Diventata ormai adolescente è costretta dalle regole regali, a sposare uno tra i pretendenti che si scontrano per la sua mano dei clan MacGuffin, Macintosh e Dingwall.
Merida però decide di sovvertire le regole e rinnegare la tradizione, subendo la conseguente ira materna: quando la madre infatti afferma che solo il "primogenito" delle famiglie nobili può gareggiare, Merida pensa bene di partecipare vincendo così la sua stessa mano. La gara si conclude con la vittoria della ragazza che umilia così pretendenti e regina; durante il litigio che ne segue, Merida taglia l'arazzo fatto dalla madre, che rappresenta la loro famiglia, e Elinor, ferita e arrabbiata, getta l'arco di Merida nel fuoco.
Fuggita nei boschi per la disperazione con il suo cavallo Agus, la giovane incontra una vecchia strega che le offre un rimedio magico ai suoi problemi: Merida chiede alla vecchia un incantesimo che sia in grado di cambiare la madre e quindi il suo stesso destino. La strega l'assicura che il destino di Merida cambierà, quindi prepara un dolce magico, non spiegandone però le conseguenze. 
Dopo essere tornata al castello, Merida fa mangiare il dolce magico alla madre, ma, inaspettatamente, Elinor si trasforma in un'orsa di nome...”

Il seguito lo lasciamo alla vostra visione, ma certo è che se nella famiglia di Merida ci fosse stato un clima di ascolto da parte sia della madre nei confronti della figlia e viceversa, forse le cose sarebbero andate diversamente, forse la giovane non sarebbe dovuta scappare tutta sola nel bosco e la regina non si sarebbe trasformata in un terribile Orso.

Come in ogni famiglia, i cambiamenti e i passaggi sono molti, la crescita di Merida che si trasforma presto in un’adolescente, la differenza fra madre e figlia con le conseguenti discussioni tipiche di chi ha caratteri forti e vuole far valere la propria idea. 
L'adolescenza è un periodo particolare nella vita dei ragazzi, tanto quanto nella vita di mamma e papà.

I figli sentono la necessità di separarsi dai genitori e diventare autonomi, pur mantenendo un legame con le figure di riferimento. Spesso una richiesta di autonomia si scontra con i limiti imposti per la loro età, il desiderio sempre più grande di privacy si scontra spesso con la curiosità dei genitori, che risultano a volte invadenti. Il gruppo dei pari diventa ancor più punto di riferimento, un luogo dove il ragazzo deve però cercare la sua identità, senza confondersi con quella dei compagni. Senza contare i cambiamenti fisiologici!!!
Spesso questo cambiamento, si manifesta con emozioni forti, impulsive, che possono intaccare, se non ben incanalate, la relazione tra figli e genitori portando la comunicazione a meri scambi bisillabici!
Come si può provare ad arrivare ad una migliore comunicazione: 

  • Cercate di ascoltarli:condividere qualcosa con i ragazzi è sempre un momento speciale e prezioso. "Ascoltate il doppio di quanto parlate";
  • Rispettate la loro privacy: può essere un segno grande di fiducia nei loro confronti;
  • Dategli un'autonomia: renderli responsabili e indipendenti in alcune situazioni può aumentare la loro autostima e autoefficacia, e può renderli più inclini a parlare con voi genitori;
  • Accettate e accogliete i loro sentimenti, il rispetto reciproco verrà così alimentato;
  • Scusatevi quando avete torto!!!

Forse il nostro blog avrebbe potuto aiutare Elinor e Merida a confrontarsi con altri e a capire un po' di più rispetto alle proprie risorse da mettere in gioco, per far “funzionare” al meglio anche una famiglia "Reale" come questa!


"Alcuni dicono che al destino non si comanda, che il destino non è una cosa nostra. Ma io so che non è così, il destino vive in noi. Bisogna soltanto avere il coraggio di vederlo"
Ribelle, The Brave



Alla prossima!
Maura


Fonti
Scabini E, Iafrate R. Psicologia dei legami familiari, 2003
Iafrate R, Giuliani C, L'enrichment Familiare, 2006