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Questo blog nasce all’interno del nostro percorso in Psicologia del benessere, una nuova aria che si respira tra i corridoi della Facoltà.

L’idea è far scoprire alle persone le potenzialità che hanno per poter affrontare al meglio le sfide di ogni giorno.

Abbiamo deciso di avventurarci nel mondo dell’empowerment familiare, perché, attraverso le nostre esperienze abbiamo avuto modo di toccare con mano quanto sia importante la famiglia come fonte di supporto e come fattore protettivo, ma anche come questa, in alcune situazioni particolari della vita, possa aver bisogno di un aiuto!

Curiosi di saperne di più? vi aspettiamo qui!! :)

Alice & Maura

Visualizzazione post con etichetta eroi. Mostra tutti i post
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mercoledì 15 marzo 2017

Giornata mondiale del fiocchetto lilla: La storia di Michela Marzano

I disturbi del comportamento alimentare: storie di chi riprende a vivere




“Con l’anoressia non si gioca.”
Michela Marzano


In occasione della giornata del fiocchetto lilla, giornata nazionale dedicata alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui disturbidel comportamento alimentare abbiamo pensato di consigliarvi la lettura di Volevo essere una farfalla - come l’anoressia mi ha insegnato a vivere di Michela Marzano. Michela si racconta in un flusso di pensieri continuo a partire dalla malattia che ha segnato la sua giovinezza, come racconta anche nel video qui sotto.



Oggi parliamo di malattie del benessere.
Infatti i Disturbi del comportamento alimentare sono un terribile ossimoro. Solo una società che sta bene, che ha abbondanza e mezzi di sopravvivenza in eccesso può permettersi di giocare con il cibo. Ma i sintomi di cui parliamo non sono forme di egoismo, sono sintomi di fragilità che cercano modi di sopravvivere.
Come fare?
Come sempre imparare a chiedere aiuto e non sentirsi mai soli: sono tante le associazioni che si occupano di prevenzione e cura di questi disturbi, tanti gli ospedali specializzati e i centri. Le storie di chi ce la fa purtroppo non fanno notizia come quelle di chi si arrende o perde la vita, ma sono numerose e oggi, 15 Marzo è tempo di pensare a tutti quei fiocchetti lilla che parlano di resilienza e di vittoria.

Alice & Maura








domenica 5 giugno 2016

Cinema e dintorni: Captain America – Civil War. Giusto? Dipende!

Tu da che parte stai? 



Oggi a cinema e dintorni parliamo di supereroi e... di giusto e sbagliato, quindi di giudizio morale. Lo spunto ce lo offe il nuovo film Marvel, Captain America Civil war: nel film, infatti, per la prima volta non si scontrano solo bravi e cattivi ma anche i bravi!

Senza fare spoiler, Civil War mette chiaramente in luce che definire “giusto o sbagliato” a volte è solo questione di punti vista. Infatti il giudizio morale è legato ai valori, il cui insieme diventa la guida per il nostro comportamento. 



Il capitano Rogers e Tony Stark mettono in luce che si può classificare “giusta” un’azione che: 

· Massimizza i benefici per sé e per gli altri e che spinge quindi a mettere in atto un comportamento utile (Tony);

· È messa in atto perché segue alcuni principi che sono slegati dal contesto d’azione e che possono essere considerati più o meno immutabili (Capitano).

Ma come si arriva a questo? 

Fino a circa 10 anni i bambini identificano il bene e il male in base alle conseguenze che un’azione procura a loro stessi. In questo periodo per il bambino è più facile osservare le regole percepisce un vantaggio immediato e concreto per sé.
Con la preadolescenza e la tarda adolescenza le nozioni di giusto e sbagliato prendono in considerazione i rapporti interpersonali e i valori sociali. Per i ragazzi diventa importante vivere in conformità con le aspettative della propria cerchia sociale e ottenere l’approvazione da parte degli altri. Solo crescendo si affina la capacità di differenziare il proprio di vista da quello del gruppo, fino al raggiungimento dell’età adulta quando emergono valori basati anche su principi astratti e più etici. A questo punto si acquisisce la consapevolezza che le leggi e le regole sono relative e che possono essere validi solo se basati su principi universali e valori etici. 

Partire dallo spunto dei film per riflettere in famiglia su cosa significhi giusto per ogni componente può diventare un’occasione di scambio ma, soprattutto, con i più piccoli può diventare l’occasione per introdurre il concetto di trasgressione da estendere magari a situazioni in cui la moralità gioca un ruolo chiave come il bullismo o l’abuso di sostanze. 


Buona visione, 



Alice & Maura


Se avete ancora voglia di supereroi.. passate da qui!



Fonti

Camaioni, L., & Di Blasio, P. (2002). Psicologia dello sviluppo. Il mulino.

sabato 2 aprile 2016

L'Empowerment familiare e l'autismo con #sfidAutismo: 10 cose che ogni bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi

Primo passo per sconfiggere? Eliminare il pregiudizio!



Lei ha dimestichezza con la parola "autismo"?



Con questa provocazione oggi ci fermiamo a riflettere sulla Giornata di sensibilizzazione per l'autismo. Vi abbiamo raccontato la storia di Franco e Andrea oggi vi raccontiamo di Ellen e di come la sua vita è cambiata quando si è sentita chiedere: "lei ha dimestichezza con la parola autismo"?

Ellen Notbhom è una mamma che racconta con la voce di suo figlio 10 Cose che un bambino autistico vorrebbe che tu sapessi, un articolo e poi un libro con un successo strepitoso che l'autrice commenta così: 

Decisi che il motivo del suo successo era che parlava con la voce di un bambino: una voce che generalmente non viene ascoltata in mezzo al frastuono sempre più caotico di chi parla di autismo. 

La sfida di Ellen è, infatti, combattere i pregiudizi che si formano intorno all'autismo, spesso fomentati dalle parole che si usano per definire questa condizione, tuttavia proprio le parole che usiamo quotidianamente impediscono lo sviluppo di una prospettiva sana nei confronti dell'autismo di un bambino.

Lo sappiamo bene quanto i pregiudizi influenzino il nostro modo di pensare e di conseguenza di guardare il mondo e di comportarci. Forse è il caso di iniziare a superarli, soprattutto quando nascono intorno a etichette.

Una persona non è mai la sua diagnosi.

MAI.

C'è sempre altro e val la pena di cercarlo.

Il primo passo di Ellen verso una prospettiva sana e senza stereotipi è il suo "decalogo"che ogni adulto e ogni figura educativa dovrebbe tenere bene a mente SEMPRE
  1. Io sono un bambino 
  2. I miei sensi non si sincronizzano
  3. Distingui fra ciò che non voglio fare e ciò che non posso fare
  4. Interpreto il linguaggio letteralmente
  5. Fai attenzione ai modi in cui cerco di comunicare 
  6. Fammi vedere! Io ho un pensiero visivo
  7. Concentrati su ciò che posso fare e non su ciò che non posso fare
  8. Aiutami nelle situazioni sociali
  9. Identifica che cosa innesca le mie crisi 
  10. AMAMI INCONDIZIONATAMENTE 
e il vostro primo passo?

Alice & Maura

Altri spunti di riflessione sul tema:
L'empowerment familiare e l'autismo


Fonti 
Notbhom E., 10 cose che ogni bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi  



venerdì 25 marzo 2016

Cinema e dintorni: Zootropolis, resilienza e voglia di farcela!

Zootropolis, a scuola di "Non mi arrendo"!


“Zootropolis è il luogo dove i nostri antenati hanno scelto di vivere in pace e dove ognuno può essere ciò che vuole.”

Zootropolis è il nuovo successo targato Disney diretto da Byron Howard e Rich Moore, nelle sale cinematografiche da circa un mese, che vi proponiamo oggi a Cinema e dintorni.
Il cartone racconta le vicende di Judy, una coniglietta di provincia che vuole diventare agente di polizia. Il suo sogno può realizzarsi a Zootropolis la città in cui ognuno può essere ciò che vuole e i mammiferi vivono in sintonia tra loro. Tuttavia non è facile essere una coniglietta poliziotto, circondata da prestanti mammiferi giganteschi e dimostrare a sé e agli altri di essere all’altezza del compito e della divisa.

“I won’t give up, no I won’t give in
Till I reach the end
And then I’ll start again
Though I’m on the lead
I wanna try everything
I wanna try even though I could fail
I won’t give up, no I won’t give in
Till I reach the end
And then I’ll start again
No I won’t leave
I wanna try everything
I wanna try even though I could fail”


Judy riesce a distinguersi durante l’addestramento e con orgoglio a essere ammessa alla caserma della centrale. È qui che inizierà la sua vera sfida: dimostrare a tutti i grandi e possenti animali che la circondano che anche lei può farcela... perchè a Zootropolis ognuno può essere ciò che vuole.

La trama e la canzone dovrebbero riportarvi un concetto molto caro al nostro blog: la resilienza. Judy è una coniglietta coraggiosa e resiliente... oltre che impegnata nella lotta contro il bullismo. Si impegna a fondo e davanti alle situazioni più difficili o alle sconfitte personali mette in atto strategie di rivalutazione positiva di ciò che le è accuduto, cercando un modo per migliorare sempre. Si concentra tanto sul presente, quanto sul futuro e prova a rileggere in modo positivo la sua vita. Diventando così anche modello di cambiamento per altri un po' "più scoraggiati".

Prendiamo esempio da Judy sopratutto in questi giorni di difficoltà per il mondo.

A me è sembrato che questo film porti con sè un messaggio di speranza da condividere a gran voce: una città gigantesca in cui tante specie animali diverse, prede e predatori, erbivori e carnivori, vivono in sintonia, dando la possibilità a tutti di realizzare i propri sogni... ed essere felici! Tiriamoci su le maniche e diamo vita a questa città anche al di fuori del mondo cinematografico.

“Hai ragione solo su una cosa: io non mollo mai!”

Buona visione!

Alice

lunedì 7 marzo 2016

Una mattinata al Buzzi in compagnia dell'Obm

Un'ospedale a misura di famiglia 


"Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio"
(Proverbio africano)


L’Obm, Ospedale bambini Milano, è un’associazione nata nel 2004 per supportare l’Ospedale Vittore Buzzi, in tutti quegli aspetti dove le risorse pubbliche fanno fatica ad intervenire.

L’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano è da 100 anni a Milano, in Lombardia e in tutta Italia, centro di riferimento per la cura specialistica in campo materno e infantile. Ogni anno partoriscono oltre 3.500 donne e vengono curati in Terapia Intensiva Neonatale circa 400 neonati prematuri. I reparti di Pediatria, Chirurgia, Ortopedia e Terapia Intensiva si prendono cura ogni anno di migliaia di bambini, accompagnandoli verso la guarigione o il miglioramento delle loro condizioni. Solo nel 2014 si sono rivolte al Pronto Soccorso Pediatrico oltre 20.000 famiglie e non solo residenti a Milano.

Abbiamo intervistato Antonella Conti, una delle due responsabili dell’Obm, che insieme ad un gruppo di volontari, si occupa di sostegno e aiuto alle famiglie che si trovano in questo Ospedale.
La Onlus si occupa di tre aree principali:
-    - Supporto tecnologico: l’Obm Onlus, si preoccupa di acquistare strumenti diagnostici e non, che possano fare la differenza. Dal momento che la tecnologia avanza, è importante essere sempre al passo con i tempi.
-        -  Umanizzazione: rendere l’accesso e la permanenza al Buzzi più lieve è un obiettivo importante: ogni ricovero in ospedale, per quanto corto che sia, non è mai un’esperienza molto piacevole, attraverso varie attività che intrattengano bambini di tutte le età o piccoli accorgimenti (come ad esempio il televisore in camera, rendere più accoglienti gli spazi, l’associazione cerca di rendere questo impatto meno traumatico.
        -  Accoglienza: questo campo, che come ci racconta Antonella si è sviluppato un po' per caso, ora è un ambito in espansione. “Tempo fa, una famiglia ci ha proposto un appartamento in comodato d’uso e pian piano, da lì l’attività si è ampliata e ora abbiamo tre appartamenti per 4 famiglia: per chi viene da fuori regione, circa il 30% utenza, questo è un servizio fondamentale, che permette di stare vicino al bambino in ospedale gratuitamente. Le case sono sempre piene! Stiamo cercando di avere delle camere, con spazi in comune magari, dove può alloggiare un genitore.”
Per l’Obm Onlus il servizio di Accoglienza è molto importante, pur non essendo l’attività principale, proprio perché: “Nel momento in cui diamo un appartamento non ci occupiamo solo dell’abitazione, dietro alla casa e accoglienza abitativa, spesso restano da gestire e prendere in considerazione altre problematiche, spesso per alcuni genitori è il primo viaggio così lungo con bambini. Per questo, mentre all’inizio tutto questo era gestito dall’ufficio relazioni con il pubblico, all’inizio gestito dall’uff relazioni con il pubblico, successivamente si è pensato di prendere in carico l’accoglienza “completa” delle famiglie da parte di Obm. I genitori sono spesso preoccupatissimi di come muoversi a Milano. Sappiamo che dietro a tutte le famiglie c’è una storia, ci sono bisogni diversi. A volte arriva qui a Milano la mamma da sola e allora la si accompagna all’interno dell’ospedale per tutte le visite e controlli, o magari arrivano coppie giovanissime molto in ansia, con una gravidanza a rischio, o famiglie straniere dove li si aiuta un po' in tutto anche per via della lingua.

L’attività di Obm Onlus, si è adattata pian piano alle diverse situazioni che si sono presentate, avendo come obiettivo principale quello di rispondere a bisogni dove ci sono necessità.
La mission è il sostegno alla famiglia in senso ampio, in prima persona o cercando e indirizzando verso figure professionali che possono essere d’aiuto. L’obiettivo è quello di essere un punto di riferimento all’interno di un ambiente grande e spesso dispersivo quale è l’ospedale.  
Per questo “Dal 2010 è stato attivato un sostegno psicologico per le famiglie che accedono al reparto chirurgia, sia in caso di ricovero sia in caso di prestazioni ambulatoriali. Ci sono per questo due psicologhe che sono in pianta stabile in chirurgia pediatrica, l’area più problematica, dove anche se i ricoveri sono spesso brevi, ma dove le patologie affrontate sono complesse. Le psicologhe agiscono in stretto contatto con i medici, fanno con loro il giro visita, e se ci sono necessità o particolari problematiche, si mettono in contatto con la famiglia, con i genitori, o con il bambino se abbastanza grande”.
L’impegno però non si ferma qui, infatti si cerca di seguire la famiglia anche dopo le dimissioni: “Se le famiglie vivono fuori Milano, al momento delle dimissioni, le psicologhe provvedono a mettere i genitori in contatto con i servizi territoriali, individuando centri adeguati. Per le famiglie che vivono a Milano invece, continuano ad essere seguite qui al Buzzi”
Il sostegno offerto da Obm Onlus è gratuito, e anche gli appuntamenti di follow up con le psicologhe sono supportate dall’associazione.
Oltre a questi servizi, i volontari offrono anche un servizio serale: “Il servizio serale fa lettura pre sonno. Anche questo servizio è nato da un’occasione: creando un gruppo di volontari pian piano ci si è accorti che non erano presenti la sera, e quindi abbiamo pensato di organizzare questa attività che si è rivelata molto apprezzata anche dai genitori e non solo dai bambini.”

Un altro ambito di interesse è il sostegno ai bambini prematuri e alle loro famiglie: “Ad oggi, qui in ospedale, ma anche in generale, i bambini prematuri, per vari motivi, sono in aumento, e molte mamme con gravidanze a rischio si recano qui al Buzzi dove, grazie anche alla presenza della Terapia della gravidanza e della Terapia neonatale, sempre più bambini sopravvivono. Come associazione cerchiamo di supportare il reparto, ad esempio comprando delle culle- incubatrici termoregolate, che mantengono il giusto livello di umidità pur dando le possibilità di aprirle, in modo che il genitore può toccare il suo bimbo, il personale può fare determinate operazioni senza spostarlo e questo dà grandi vantaggi soprattutto pensando che i bambini nati qui, pesano veramente poco, 500g o poco più. Inoltre, cominciando a lavorare con la terapia intensiva neonatale, si è campito che le mamme avevano bisogno di un sostegno psicologico perché non si è mai pronti alla nascita di un bambino prematuro, ma non solo, anche il personale ne sentiva l’esigenza, e così ora è presenta una psicologa anche in questo reparto”.

Gioco forza dell’Associazione, sta proprio nel lavoro in stretta sinergia con il personale ospedaliero.

L’Obm Onlus è un’associazione di aiuto su più livelli, che cerca e indirizza varie aree di competenza per favorire il benessere in situazioni difficili, cercando di rispondere a più esigenze della famiglia e dell’Ospedale.


Alice&Maura

https://ospedaledeibambini.it/
OBM Ospedale dei Bambini Milano, Buzzi Onlus,
Via Castelvetro 28, 20154 Milano
Tel: 0257995359

lunedì 22 febbraio 2016

Cinema e dintorni: Still Alice e il morbo di Alzheimer

Se vi siete chiesti come potrebbe essere avere l’Alzheimer, guardate questo film!



Preparate i fazzoletti: a cinema e dintorni oggi si piange!

Still Alice è un film del 2014, tratto dal libro Perdersi scritto da Lisa Genova, laureata in neuropsichiatria ad Harvard, al suo esordio con questo romanzo. L'adattamento cinematografico è stato diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, con protagonista Julianne Moore nei panni di Alice. 

Nel 2015, grazie a questo film, l'attrice Julianne Moore ha vinto diversi premi, tra cui il premio Oscar e un Golden Globe come miglior attrice protagonista in un film drammatico. 

Il film racconta la storia di Alice Howland , una donna di 50 anni, docente universitaria e madre di famiglia. Una donna in carriera, intelligentissima, una scienziata di successo che per anni ha studiato il linguaggio e il cervello. Quando, durante una conferenza, perde una parola e non riesce più a richiamarla alla memoria capisce di avere qualcosa che non va. La diagnosi è semplice: morbo di Alzheimer.

Fin dalle prime scene si viene accompagnati nella vita di questa donna e insieme a lei si soffre un po’ mentre perde la strada di casa, il cellulare e tutto quello che. Con delicatezza, prima il libro e poi il film, definiscono un ritratto di quello che potrebbe significare avere una malattia neurodegenerativa come il morbo di Alzheimer. Un ritratto che può solo essere considerato verosimile, ma che tuttavia riesce a restituire tutta la fragilità pur senza cadere nel patetico e nel melodrammatico. Il film, però non racconta solo la malattia di Alice, ma anche quella del regista Richard Glatzer a cui era stata diagnosticata la SLA poco prima che iniziassero i lavori alla pellicola. Questo offre alla pellicola un nuovo punto di vista sulla malattia che ha portato alla scelta onesta e diretta di raccontare la malattia in modo intimo, raccolto e riservato. Non pensate che vengano raccontati i grandi drammi: il film si limita ad accompagnare gli spettatori nel percorso della malattia, così come il libro accompagna in modo semplice il lettore... interrogandolo. 

La regia sceglie anche di rispettare la scelta stilistica del romanzo di raccontare in prima persona. Questo permette di immergersi totalmente nella storia e nella fatica della malattia con delicatezza, attraverso gli occhi di Alice, continuamente al centro della pellicola grazie ai primi piani delle inquadrature che diventano via via più sfuocati col progredire della malattia.


“I miei ieri stanno scomparendo, i miei domani sono incerti, e allora per cosa vivo?
Vivo giorno per giorno. 
Vivo nel presente.
Uno di questi domani dimenticherò di essere stata qui davanti a voi a tenere questo discorso.
Ma solo perché presto me ne dimenticherò non vuol dire che l’oggi non conta.
(Lisa Genova)

Con questa frase, Alice, chiude il suo intervento a un convegno sul morbo di Alzheimer.
Ho scelto di usarla come risposta all’interrogativo che si poneva Oliver Sacks davanti alle demenze (e che mi sono posta anche io centinaia di volte). Come viverci? Come parlarci? Che tipo di speranza? Cosa possiamo fare? È solo prendendo atto del fatto che persone con malattie come questa vivano nel presente e giorno per giorno, solo partendo da questo punto di vista, si può iniziare a prendersene cura. Solo dal presente e nel presente si può parlare di benessere e di assistenza. D’altronde si inizia ogni giorno dall’oggi.

E allora come iniziare? Nella vita di tutti i giorni si può provare ad apportare piccole strategie di aiuto per i propri familiari con Alzheimer. Per esempio, usare lavagnette in casa per ricordare gli appunti e le medicine da prendere può essere un modo per aiutare le persone a ricordare. Anche tenere le medicine della mattinata può essere di aiuto. Insieme a queste piccole strategie, i più temerari possono provare a scandire la giornata del malato con un po' di musica: musiche diverse per ogni momento.
Con un po' di creatività si possono trovare semplici strategie per migliorare il clima emotivo dei tutti i componenti della famiglia.

Prendete spunto anche dal film!


Alice 



Fonti 

Genova, Perdersi
http://www.comingsoon.it/film/still-alice/50846/recensione/

lunedì 15 febbraio 2016

Cinema e dintorni: Gli incredibili, Servono i super poteri per l'empowerment familiare?

Una normale famiglia di super eroi!


Oggi per la nostra rubrica Cinema e dintorni vi proponiamo un film da supereroi!
Eccoli...ve li presento in breve, loro sono cinque e sono rispettivamente:
Robert "Bob" Parr, Mr. Incredibile: 41 anni, supereroe dotato di una forza sovrumana, un vero macho man!!!
Helen Parr, Elastigirl: moglie di Mr. Incredibile. Ha 39 anni, può allungarsi, piegarsi e assottigliarsi; insomma, è un tipo flessibile!!!
Violetta Parr: Figlia di Bob ed Helen. Ha circa 13 anni ed ha il potere di diventare invisibile e di creare campi di forza. Inizialmente è molto timida e introversa; il suo desiderio è quello di poter essere una persona normale, non dotata di superpoteri; solo in seguito all'avventura che vive insieme alla sua famiglia, imparerà ad accettarli, diventerà più socievole e sicura di sè.
Dashiell Parr, Flash: fratello di Violetta; come dice il nome, può correre alla "velocità della luce". Ha circa 10 anni, è un pò sbruffone e il classico..combina guai.
Jack Jack Parr: è il più piccolo di tutti. Inizialmente non manifesta alcun potere, ma durante il film stupisce tutti!

Direte, cosa ha a che fare una famiglia di super eroi, all'interno di un blog di Empowerment Familiare? Non dovrebbero avere già abbastanza Empowerment?
Apparentemente una famiglia Super, in pratica vedremo...una famiglia come tante altre. Ognuno è dotato di particolari poteri, che possono essere paragonati secondo una lettura metaforica, alle doti di ognuno di noi, ai talenti e risorse che ognuno ha dentro di sé. Sono tutti diversi, ma tutti indispensabili per la buona riuscita di qualsiasi missione.

I superpoteri però, cosi come le risorse, non sempre vengono impiegati al meglio, tanto che Bob, una sera, dopo un litigio con il suo odioso capo, non riesce a controllarsi e lo ferisce.
Imparare ad utilizzare al meglio le doti di ciascuno è fondamentale per trarne il miglio beneficio! Ecco che Bob, in segreto, si mette al servizio di una ragazza bisognosa del suo aiuto, per portare a termine una missione su un’isola. Dopo alcune avventure, tipiche di chi si trova a combattere il male, la moglie viene alla scoperta di tutto e cerca di rintracciare il marito. Mentre papà Incredibile si trova in pericolo, la famiglia lo raggiunge sull’isola, non senza attraversare peripezie.
Solo insieme riescono a sconfiggere i cattivi, portando a termine la missione. Tornati a casa però, scoprono che il loro piccolo è stato rapito, e si apprestano così ad una nuova avventura per riuscire a salvarlo. Una volta sconfitto il nemico, riescono finalmente a vivere alcuni mesi sereni…

Ma… ne siamo sicuri?

Ci saranno sicuramente altre missioni da compiere per i nostri supereroi, altre sfide da superare, altri nemici da sconfiggere, altre crisi da affrontare, così come succede in ogni famiglia, ma nel frattempo ognuno ha imparato la lezione: in squadra si superano con più facilità tutti gli ostacoli, soprattutto se ognuno può dare il meglio di sé.
Ecco che allora tutti si allenano in modo da migliorare i propri superpoteri per riuscire ad utilizzarli al massimo, a fin di bene, e sotto il proprio controllo.
Forse un po' di empowerment avrebbe fatto bene alla famiglia Incredibili, magari avrebbero capito subito che le risorse vanno coltivate e potenziate, ma soprattutto...

Bob: ...perché l'importante è che io e la mamma restiamo una squadra. Sempre... uniti, contro le... le forze del...
Helen: Dell'ostinazione.
Bob, sottovoce: No, io veramente volevo dire "del male".

Gli Incredibili




Alla prossima!
Maura

martedì 2 febbraio 2016

Cinema e dintorni: Empowerment e Frozen – Il regno di ghiaccio,

A lezione di empowerment...da Elsa!


Oggi inauguriamo una rubrica che ci accompagnerà alla scoperta del benessere familiare attraverso Cinema e dintorni, un momento di incontro tra due mondi affascinanti: psicologia e cinema!

Iniziate a segnarvi il titolo del primo film per non rimanere indietro!

Frozen, il regno di ghiaccio è uno degli ultimi classici prodotto dalla Disney. Fin da subito apprezzato da grandi e piccoli, può essere letto come una manifestazione e una non manifestazione di empowerment.

La storia narra le vicende di Elsa, una bambina un po’ speciale che ha il dono del ghiaccio e di sua sorella Anna. Il potere di Elsa si manifesta fin dall’infanzia e ben presto sembra pericoloso: giocando, infatti, colpisce alla testa la sorella. Tuttavia Anna si salva grazie al pronto intervento di troll guaritori, che sollecitano Elsa a imparare a controllare i suoi poteri, legati, a loro dire, alla paura. I genitori, scelgono una via molto più rapida: la diversità di Elsa può essere pericolosa, è necessario allontanarla dalla sorella. Ecco qui una situazione in cui un po’ di empowerment e un po’ di sostegno esterno sarebbero stati molto utili per la piccola Elsa e per aiutare i genitori a gestire questa situazione. Purtroppo i suoi genitori decidono di affrontare la questione “in vecchio stile”: Elsa è diversa dagli altri, se non può essere come gli altri è meglio allontanarla per proteggere lei e gli altri. Commentando il film con mia nonna mi ha fatto notare che “prima di tutte le cose che studi tu si faceva così...persino con i mancini!”.


Oggi come potrebbe essere gestita una situazione del genere?

La vita di tutti i giorni ci mette davanti a ostacoli che sembrano superabili solo ignorandoli o scappando. Ignorare una difficoltà che si manifesta in famiglia è negare il proprio aiuto e non prendersi cura di chi si ha intorno. Quando si ha la sensazione di non farcela è il momento di guardarsi intorno e di scoprire le risorse che abbiamo o nel caso, provare a chiedere aiuto.

Elsa ci insegna anche che cosa è l’empowerment, sulle note di Let it go, sceglie di accogliere la sua diversità e di vivere con se stessa. Ecco che la vediamo scegliere di avere potere di azione sulla sua vita e il controllo dell’ambiente, al punto di riuscire a costruire un castello di ghiaccio! Certo in questa canzone vediamo l’inizio di questo processo di presa di coscienza e di potere sulla sua diversità, l’apoteosi la raggiunge al termine del film, grazie al sostegno e all’amore della sorella Anna.

Vi siete mai sentiti un po’ come Elsa?


Alice

giovedì 28 gennaio 2016

Empowerment? Ognuno lo ha...ma nessuno lo sa!

Alla scoperta di un super potere che hai e che non ti aspetti! 


"Cercavo sempre al di fuori di me la forza e la fiducia, ma queste cose vengono da dentro. 
Sono sempre state dentro per tutto il tempo."
(Anna Freud)

Prima di entrare nel vivo del blog, abbiamo pensato fosse necessario definire un po’ quello che intendiamo con empowerment, soprattutto perché non è una parola usata quotidianamente!
Potremmo tradurre empowerment con l’espressione “dare a qualcuno più controllo sulle sue situazioni quotidiane” e in effetti in psicologia con empowerment si fa riferimento proprio alla capacità personale che un individuo ha di padroneggiare una situazione. Questa padronanza è accompagnata da una percezione del potere di azione e di controllo sull’ambiente determinata dal fatto di riconoscere la propria competenza in quell’ambito. Come racconta la frase riportata all’inizio si fa riferimento alle risorse interne che ognuno ha e che permettono di far acquisire un maggior potere sulla realtà. La psicologia, inoltre ci insegna che queste risorse sono capacità di base che ogni soggetto ha e che deve solo riscoprire e proteggere. Il termine è usato in psicologia e in medicina per indicare quella condizione ottimale in cui il soggetto contribuisce al proprio stato di salute, diventa quindi centrale capire l’ambiente che lo circonda e le barriere che ne limitano la sua partecipazione.

Ecco qui, quindi l’idea base del blog: accompagnare i nostri lettori alla scoperta di quelle risorse che hanno “in dotazione da sempre” dentro di loro nell’affrontare le difficoltà che la vita familiare può portare con sé. La ricerca scientifica ha infatti mostrato come alcuni individui in situazioni stressanti possono rispondere in modo attivo per cambiare la loro condizione. Attraverso l’empowerment possiamo ampliare la relazione tra salute mentale e stress, includendo al suo interno anche il contesto comunitario in cui l’individuo è inserito, in modo da poter includere nuovi fattori che contribuiscono a un cambiamento proattivo della situazione. L’individuo e la famiglia in questa ottica acquisiscono un nuovo valore: hanno le potenzialità e le capacità perscegliere di stare bene.

Cosa ne pensate? Avete una situazione in cui vi siete sentiti con un po' di empowerment? Vorreste provare questa sensazione in qualche situazione specifica? 

Alice






Fonti


Dictionary of contemporary English, Longman, 2005
Zani, Cicognani, La psicologia della salute,  2000
Zimmerman, Psychological empowerment: Issues and illustrations,  1995
Dallago, Che cosa è l’empowerment, 2006